Il 18 aprile 1878 viene eseguita per la prima volta in Italia la Nona sinfonia di Beethoven, a Milano, in un memorabile concerto diretto da Franco Faccio e organizzato dalla Società del Quartetto. È il momento culminante del grande progetto di esecuzione integrale delle sinfonie di Beethoven iniziato nel 1867 con la Pastorale e portato a termine dalla Società con grande sforzo e determinazione. La cosa può sorprendere, per almeno due ragioni. Per il grande ritardo con cui quel capolavoro arriva in Italia, oltre mezzo secolo, rispetto alla “prima” viennese del 1824. Perché l’esecuzione è organizzata da una Società che per definizione si concentra sulla musica da camera.
La spiegazione è però facile e sta tutta nella storia della vita musicale nel nostro paese, di Milano e della sua Società del Quartetto. Una storia che non è circoscritta a un momento particolare, anche se importante e pure molto esteso, del nostro Ottocento musicale, ma che s’intreccia con tutte le vicende che hanno reso tanto vario e mutevole il Novecento e che ora portano la Società nel Duemila nel segno della vivacità artistica e dell’autonomia organizzativa.
Tutto nasce dalla reazione, a metà secolo, al dominio che il melodramma esercita sull’intero mondo musicale italiano. Un dominio che ha ristretto lo spazio per la musica strumentale ai limiti della scomparsa. Minima attività sinfonica e concertistica nei teatri, mancanza di sale da concerto e di complessi stabili, scarsa pratica musicale fra le mura domestiche, ignoranza di ciò che succede al di là delle Alpi. Nessuna sorpresa che Beethoven sia semisconosciuto e che poco si sappia anche della produzione strumentale di Mozart, Haydn, Schubert, Schumann, Mendelssohn. Conoscono la musica da camera solo pochi appassionati.
Tito Ricordi intuisce che i tempi possono essere favorevoli, se non proprio maturi, e decide di agire. Il 1° settembre 1863 propone di costituire una Società con il compito di “incoraggiare i cultori della buona musica con pubblici esperimenti, con fondazione di premi per concorsi e colla redazione di una Gazzetta musicale, organo della Società”. Nella primavera del 1864 il progetto diventa esecutivo. Una volta preparato lo statuto, viene nominato il vertice della Società, con un perfetto equilibrio fra rappresentanti della comunità intellettuale milanese: professori di musica, nobiluomini e professionisti coordinati dal giovane Giulio Ricordi, figlio di Tito, ottimo pubblicista e futuro gestore della casa editrice. Per evidenti ragioni di prudenza e di opportunità, pur essendo motori dell’iniziativa, non entrano nel consiglio Ricordi senior, Boito, Faccio, Filippi. I soci vengono distinti fra protettori (“gli amatori e dilettanti di musica”), ordinari (“artisti e maestri esercenti”), corrispondenti (“i residenti fuori Milano”). Le quote annue sociali sono stabilite in 40 lire per i protettori e 25 per gli ordinari, più una “tassa d’ingresso” di 20 e 10 lire rispettivamente.
Il primo appuntamento è fissato per il 29 giugno, alle ore 2 del pomeriggio, nella sala del Conservatorio.
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