Nella poliedrica personalità creativa di Alberto Savinio la sua musica non occupa la posizione predominante: il genio che traspare nelle sue pagine letterarie e nella sua pittura non lascia un'impronta così prepotente nella musica, configurandosi in questa prevalentemente come elemento di rottura. Eppure la musica è stata la prima vocazione di Alberto Savinio e vocazione precoce, se si pensa che conseguì a dodici anni il diploma di pianoforte e composizione al Conservatorio di Atene, due anni dopo scrisse un "Requiem" per la morte del padre e a quindici anni l'opera, su libretto proprio, "Carmela". Il 1914 fu l'anno di più intensa attività musicale di Savinio e quello in cui più radicalmente appare la sua indipendenza dalle influenze dominanti dell'epoca. Nessuna traccia di Debussy, né di Ravel, né di Strawinsky. "Savinio scrive su testi propri, emblematici, che già rivelano quell'ironia invereconda precorrente il dadaismo (1916) e persino con sorprendenti anticipazioni oniriche che verranno assunte da surrealismo (1924). Alcuni titoli di queste composizioni ("La passion de rotules", "Matinée alphabetique", "Le general et la Sidonie", "Il cuore di Giuseppe Verdi", "Lephanal d'épiderme", etc.) possono far pensare a Erik Satie, che proprio in quegli anni scrive le sue "pièces terribles" come antidoto ai narcotici delwagnerismo e del debussismo". (Luigi Rognoni, in: "Album 1914" di Alberto Savinio, a c. di Luigi Rognoni e Antonio Ballista, Ed. Suvini-Zerboni). Dei "Chante de la mi-mort", per i quali Savinio scrive la musica e disegna bozzetti delle scene e dei costumi, ci è pervenuta soltanto una serie di sei pezzi per pianoforte in cui l'autore rivela con particolare virulenza la sua pervicace e strenua lotta contro le forme sclerotiche del linguaggio musicale dove ogni convenzione viene dissacrata. Il concerto "Hommage à Savinio", oltre a un nutrito gruppo di pezzi vocali e a 3 dei 6 "Chante de la mi-morte" per pianoforte, include composizioni di Gioachino Rossini e di autori del XX secolo: Cage, Castaldi, Panni, Satie,Strawinsky. Esso rappresenta un itinerario nel paradossale, nell'assurdo e nel grottesco in musica: un gioco dissacrante dove l'inatteso, "la chosecurieuse" come diceva Apollinaire, assume un ruolo fondamentale. Ho la presunzione di credere che Savinio se ne sarebbe compiaciuto. Antonio Ballista
in collaborazione con la Fondazione Mazzotta
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