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STAGIONE 2003-2004 • Società del Quartetto • Feste
Grinta e determinazionedi un talento pluripremiato di Andrea Milanesi
Per inquadrare la personalità artistica e la vicenda biografica del giovane pianista francese Jonathan Gilad – nato a Marsiglia nel 1981 e ospite per la prima volta in una stagione del "Quartetto" (all’interno del programma "Rising Stars") – si potrebbe cominciare con il prendere in considerazione i numerosi riconoscimenti internazionali ricevuti (partendo dal Gran Premio della città di Marsiglia per la classe di pianoforte e arrivando al premio dell’Accademia d’estate al Mozarteum di Salisburgo) o le prestigiose sale che ospitano le sue performance in ogni parte del globo (Herkulessaal di Monaco, Wigmore Hall di Londra, Philharmonie di Berlino, Concertgebouw di Amsterdam o Carnegie Hall di New York); come anche i direttori che hanno accompagnato le sue esibizioni con orchestra (Barenboim, Marriner, Mehta, Ozawa, Temirkanov, Végh e così via) o i maestri che hanno contribuito alla sua formazione (da Pierre Pradier e Dmitri Bashkirov a quelli incontrati frequentando la Fondazione Internazionale di piano di Cadenabbia, come Karl-Ulrich Schnabel, Leon Fleisher o fou-T’song), ma che non l’hanno distolto dal proseguire gli studi scientifici presso l’École Polytechnique di Parigi.Tutto questo, da solo, non sarebbe però ancora sufficiente per fare luce sul suo intimo carattere di interprete e sulla profondità della sua vocazione artistica. Aspetti che si potrebbero forse meglio focalizzare andando a scoprire l’impegnativo programma che Gilad ha impaginato per il fedele e competente pubblico della Società del Quartetto, offrendo nella stessa serata alcuni capolavori assoluti della letteratura pianistica di tutti i tempi: le mozartiane Sonate in do maggiore K 330 e in fa maggiore K 332, i Quattro Improvvisi op. 90 D 899 di Schubert e la Sonata n. 2 in si bemolle minore op. 35 di Chopin.Scelte oltremodo coraggiose per un giovane, ma che rivelano in definitiva una indiscutibile determinazione e una chiara consapevolezza dei propri mezzi espressivi: un convincente biglietto da visita per un "astro nascente" che si affaccia baldanzoso nel firmamento concertistico milanese.
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