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STAGIONE 2001-2002 • Società del Quartetto •
19 FEBBRAIO 2002, MARTEDÌ - TEATRO DAL VERME
L. van Beethoven   - Trio per archi in do minore op. 9 n. 3
A. Schoenberg   - Trio per archi op. 45
W.A. Mozart   - Divertimento per archi in mi bemolle maggiore K 563

"Archi sorgenti" quasi solisti

Kate Gould, violoncellista del Leopold String Trio, ci racconta le origini di una scelta cameristica rara e preziosa, che ha condotto questi giovani artisti alla serie ufficiale della European Concert Halls Organization Rising stars, presentate nella nostra Stagione grazie alla Fondazione Rusconi.

«Dieci anni fa, Marianne Thorsen ed io eravamo studenti alla Royal Academy di Londra, e già suonavamo spesso in duo; a un certo punto ci siamo chieste: perché non aggiungere una viola (ora è Scott Dickinson), ed esplorare un repertorio più raramente eseguito, ma davvero molto attraente?».

Perché tanto attraente?
«Anzitutto perché comprende alcune punte di diamante che bisogna far conoscere al pubblico più vasto. D’altra parte, lo stesso stile di composizione per trio d’archi è in grado di offrire agli esecutori particolari soddisfazioni strumentali, perché la scrittura risulta necessariamente più solistica che nel quartetto d’archi. Ognuno ha modo di far risaltare la sua voce come protagonista; qui possiamo aspirare a una dimensione sonora un po’ più grande e individuale».

Come dimostrerete questa varietà nel vostro programma?
«Anche con la varietà dei brani che abbiamo scelto. Il Trio in sol maggiore di Beethoven è un inizio ideale, con il suo tono solare e il perfetto equilibrio fra le tre parti. Indispensabile per introdurre l’intensità esistenziale del Trio di Schoenberg, un’opera scritta come tornando dall’aldilà, con un’emotività che cercheremo di rendere nell’esperienza di esecuzione. Il capolavoro di Mozart incorona i vertici cameristici di tutti i tempi: solo lui era capace di concepire gli esperimenti compositivi più arditi e insieme raggiungere la perfezione definitiva della forma».

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