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STAGIONE 2001-2002 • Società del Quartetto •
5 MARZO 2002, MARTEDÌ - CONSERVATORIO "G. VERDI"
R. Schumann   - Sonata n. 1 in la minore op. 105
S. Prokof'ev   - Sonata n. 1 in fa minore op. 80
L. van Beethoven   - Sonata n. 9 in la maggiore op. 47 "A Kreutzer"

Una promessa mantenuta pienamente

Intensità, superiore maestria, sensibilità, padronanza assoluta della tecnica strumentale: un profluvio di lodi accoglie Vadim Repin a ogni sua esibizione. C’è chi, fra i critici, l’ha accostato «a David Ojstrakh per la fulgida destrezza, a Fritz Kreisler per l’umanità struggente, a Jascha Heifetz per la gioiosa eleganza». A trent’anni da poco compiuti, dunque, il violinista siberiano ha ampiamente confermato tutte le speranze che si erano appuntate su di lui fin da quando, appena undicenne, fece incetta di premi e medaglie d’oro al Concorso Wieniawski di Lublino, in Polonia. Fu solo per caso se Repin, che aveva scoperto piccolissimo la magia dei suoni sulla fisarmonica del padre, iniziò lo studio del violino. A 5 anni, iscritto a una scuola di musica, venne indirizzato al nuovo strumento da un’insegnante sensibile, e in seguito accolto nella classe di un docente straordinario come Zakhar Bron. Di lì in poi, sulla sua strada si sono moltiplicati i riconoscimenti, come la vittoria assoluta, nel 1989, al Concours Reine Elizabeth di Bruxelles, e sotto tali auspici si è subito sviluppata una carriera delle più luminose: il Festival di Salisburgo, Carnegie Hall di New York, la Scala, i palcoscenici di Vienna e di Parigi, direttori come Boulez, Gergiev, Chailly.

Oggi, accanto a un pianista altrettanto giovane, il dotatissimo Alexander Melnikov, Repin si presenta al pubblico del Quartetto per interpretare, con il preziosissimo Stradivari "Ruby" che gli è stato affidato, una terna di capolavori. Una scelta su cui ci ha concesso alcune dichiarazioni:
«Ogni artista progetta il proprio programma in anticipo. Per lo più, lo costruisce a partire dal pezzo più significativo. Per me si tratta, in questo caso, della Sonata n. 1 di Prokof’ev, cui fa da contrappeso una grande opera di Beethoven, come mi è stato chiesto. L’importante è accostare differenti stili ed epoche, ciò che rende il concerto più emozionante. Così, avere tanti capolavori insieme nello stesso programma sarà, spero, una buona combinazione. E, logicamente, si può amare e ammirare ciascuno dei brani. Spero che per il pubblico si tratti di un menu equilibrato, interessante e vario. Per me è sempre una gioia».

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