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STAGIONE 2001-2002 • Società del Quartetto •
26 MARZO 2002, MARTEDÌ - CONSERVATORIO "G. VERDI"
Louis Lortiepianoforte
Notte e fantastico
R. Schumann /F. Liszt - Fruehlingsnacht
R. Wagner /F. Liszt - Recitativo e Romanza da Tannhauser "Du mein holder Abendstern"
R. Schumann   - Phantasiestuecke op. 111
F. Liszt   - Studio Trascendentale n. 5 "Feux follets"
F. Liszt   - Studio Trascendentale n. 11 "Harmonies du soir"
F. Liszt   - Rapsodia Ungherese n. 9 in mi bemolle maggiore "Carnaval de Pest"
E.C. Carter   - Night Fantasies
M. Ravel   - Garpard de la Nuit

Misteri e meraviglie della notte

Maestro Lortie, com'è nata l'idea di questo programma intitolato "La notte e il fantastico"?
«Per anni ho eseguito soltanto programmi monografici: non mi è mai piaciuto suonare un po' di questo e un po' di quello. Trovo che già  in Conservatorio, alle prove d'esame, sia poco artistico chiedere ai ragazzi di suonare tanti lavori differenti. C'è chi fa benissimo Mozart e male Chopin, è questione di gusto, di sensibilità ; insomma, sono per la libertà  personale. Ma, dopo aver scelto a lungo programmi incentrati su uno o due compositori, ora ho deciso di cambiare: voglio suonare più musica del nostro tempo ed è più facile introdurla in un programma misto; altrimenti, per gran parte del pubblico, risulterebbe troppo pesante. D'altronde, si dice che questa musica non ha legami col passato, ma non è vero: nell'avvicinarla a brani di altre epoche, faccio risaltare proprio il legame con la storia».

Come ha organizzato la scelta dei brani?
«C'era un pezzo che volevo senz'altro suonare, le Night Fantasies di Carter. Ho pensato allora al tema della notte, e ho subito deciso di accostare a Carter Gaspard de la nuit, che è il lavoro più importante per pianoforte scritto nella prima metà  del secolo scorso. Molti ritengono che dopo Liszt i compositori si siano trovati poveri di risorse nell'ambito della tastiera, ma queste pagine di Ravel e di Carter mostrano nuovissime possibilità  di sviluppo. Ed è da sottolineare, allo stesso tempo, come ad esempio il pezzo di Carter si basi su una scrittura "normale", le indicazioni sono le stesse che usava Liszt, ma la scrittura pianistica è molto più avanzata, in particolare dal punto di vista ritmico. Sono 48 pagine di musica con frequentissimi cambiamenti di tempo: l'ascolto non è facile, ma si sente una pulsazione costante di base che suggerisce un filo prezioso da seguire».

La prima parte, invece, è dedicata all'Ottocento.
«Nella prima parte del concerto ho deciso di esplorare il tema della notte nell'Ottocento - è così frequente trovare titoli dell'epoca romantica influenzati dal fascino della notte - e lo faccio attraverso la musica di Schumann: i Fantasiestuecke op. 111, così interessanti perché vi si respira l'atmosfera di qualcuno che è già  immerso nella propria notte personale, si sente la difficoltà  di comporre, la difficoltà  nei confronti della forma ma anche una straordinaria densità. Di Liszt ho scelto brani oggi meno consueti: pagine come Feux follets, dalla scrittura addirittura diabolica, o come Harmonies du soir, che mostrano quanta capacità  di innovazione, quanta libertà  formale e, insieme, quanta poesia sapesse infondere Liszt nella propria musica».

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