Luminosità classica e tenebre estreme «Il Quartetto op. 54 n. 1 ancora una volta ci offre molte prove della mirabile inventiva di Haydn, questo grande dominatore della massima varietà cameristica: quanti motivi secondari movimentano il tema dominante del primo tempo, quanta cantabile tenerezza dell'Allegretto, quale vitalità nel Minuetto; e come ci affascina il Finale, nel suo delizioso alternare il tema principale del Rondò con gli episodi che vengono spiritosamente a movimentarlo. Dopo questo brillante esordio, e quasi prendendo spunto dalla malinconia del secondo tempo haydniano, il nostro programma prende una svolta più scura. Sia il Quattordicesimo di Sostakovic, sia il capolavoro quartettistico di Mendelssohn sono evidenti evocazioni delle tenebre mortali. Il compositore russo dipinge qui le sue prospettive di dipartita dal mondo: sembra che ognuna delle sue opere ultime (scrisse questa nel 1973, e morì due anni dopo) sia stata concepita come se dovesse essere quella definitiva. Ma non è solo un quadro di oscurità individuale: anzi si apre alle storiche dimensioni di una tragedia dipinta con accenti mahleriani, che pur sembrano trovare una loro soluzione nella dolce amarezza dell'addio. Più personale l'ispirazione del Quartetto in fa minore tutti i movimenti sono in questa tonalità , caso unico nella grande letteratura cameristica che Mendelssohn compose dopo aver appreso la repentina scomparsa della sorella Fanny. C'è sconforto, contrasto, persino rabbia, in quasi tutti i tempi; mentre l'Adagio è una squisita elegia alla memoria dell'adorata compagna d'infanzia e di musica. Felix non si riprese mai da questo incolmabile dolore, e lasciava il mondo pochi mesi dopo». Philip Setzer Violinista del Quartetto Emerson
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