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STAGIONE 2004-2005 • Società del Quartetto • Dialoghi e contrasti
J.S. Bach
- Sei Concerti Brandeburghesi BWV 1046 - 1051
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I Brandeburghesi, sublime caleidoscopio di colori e di soluzioni compositive di Raffaele Mellace
Il 24 marzo 1721 Johann Sebastian Bach inviava al margravio del Brandeburgo una raccolta di Six concerts avec plusieurs instruments. Nel 1873 il grande biografo bachiano Philipp Spitta li ribattezzava Concerti brandeburghesi. Da allora queste sei composizioni vitalissime rappresentano universalmente la più celebre realizzazione della vocazione bachiana alla musica concertante. Kapellmeister alla corte di Köthen, alla cui straordinaria orchestra la raccolta sarebbe stata con tutta probabilità destinata, Bach sperimenta in queste pagine una straordinaria varietà di soluzioni compositive, ripensando ad altre latitudini e sotto altri cieli estetici le raccolte dei maestri italiani del concerto. Ne nasce un affascinante laboratorio sperimentale delle possibilità di scrittura per gruppo strumentale, in cui i generi del concerto grosso, del concerto solistico e della sonata da camera si alternano, con singolare disponibilità verso il contrappunto rigoroso e alcune strutture della musica vocale, in un caleidoscopio di colori che conosce pochi eguali nella musica tardobarocca: una propensione per la preziosità timbrica che sarà confermata dalle pagine vocali lipsiensi, dalle Passioni alle Cantate all’Oratorio di Natale. Fedele a una sua vocazione personale, Bach concilia istanze stilistiche divergenti, nel senso di una "stravaganza" che consente a questo gruppo di opere uniche, chiaramente rappresentativo di un’intera stagione creativa, di svettare nel panorama coevo al termine di un decennio che aveva visto l’affermazione delle opere di Vivaldi, Corelli e Albinoni. L’esecuzione dei Concerti brandeburghesi è affidata a uno dei più affermati gruppi di musica antica del panorama internazionale, il Concerto Italiano diretto da Rinaldo Alessandrini, una compagine che esprime le più genuine istanze di rinnovamento del cosiddetto movimento filologico, del quale il nostro Paese, dopo una prima fase di modesta attività, rappresenta ora una delle esperienze di punta. Dai primi anni Novanta il gruppo e il suo direttore, impegnati in un vasto ambito della produzione vocale e strumentale tra Rinascimento e Barocco, hanno offerto interpretazioni di seducente vitalità di celebri capolavori e al tempo stesso importanti riscoperte di capolavori dimenticati. Un appassionato e assiduo lavoro di ricerca che ha fruttato una messe notevole di premi internazionali, tra i quali 4 Gramophone Record Award, 4 Cannes Classical Award, 2 Choc de l’année, 9 Choc de la Musique, 8 Gramophone Editor’s Choice, 11 Diapason d’Or, il Premio Vivaldi, il Disco dell’anno della rivista Amadeus.
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