Tutta l'emozione di un quartetto del ”900 Nel 2001 il Quartetto Alban Berg ha festeggiato i trent'anni di attività ; un traguardo invidiabile, soprattutto perché raggiunto mantenendo sempre alto il livello dell'impegno, della tensione al meglio e dell'onestà intellettuale. Le qualità del Berg, che il pubblico della nostra Società ben conosce, si sono applicate nel corso dei decenni a un repertorio dei più vari: Mozart e Haydn, Beethoven e Schubert, Brahms e Dvorak, Berg e Webern, Debussy, Ravel, Janacek, Bartok, fra gli altri; per non parlare di diversi compositori del nostro tempo come Lutoslawski, Berio, Schnittke o Rihm, con prime esecuzioni di brani sovente dedicati al Quartetto stesso. È questo il caso del Quartetto n. 4 di Wolfgang Rihm che viene presentato nel concerto milanese, incastonato fra il mozartiano K 589 e il "Razumovsky" op. 59 n. 3 di Beethoven. Il cinquantenne compositore tedesco è uno dei più reputati e anche uno dei più prolifici esponenti della musica d'oggi: ha infatti già al suo attivo un catalogo di più di cento numeri. Allievo di Stockhausen, Fortner e Haeber, egli stesso riconosce di essere stato influenzato da così eccellenti maestri, ma anche da Webern e da Feldman, come da Lachenmann e da Nono. Non per questo la sua musica è meno originale, meno dotata di una personalità espressiva spiccata e profonda: e l'intento, sempre presente in Rihm, di comunicare direttamente con chi ascolta è particolarmente evidente in questo Quartetto n. 4, composto fra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta proprio per il Quartetto Alban Berg, che l'ha poi presentato in prima assoluta. La forma sfugge alle classificazioni, nei due movimenti rapidi seguiti dal lento finale; in un susseguirsi frammentario di episodi vividamente contrastati, il livello di emozione è estremamente alto, e l'interpretazione del Berg cattura ed esalta tutta la tesa, avvincente bellezza di questa musica.
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