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STAGIONE 2005-2006 • Società del Quartetto • Il tempo
Quartetto d'archi vincitore del Premio Borciani
Un nome da appuntarsi: Quartetto Pavel Haas, recente vincitore del Premio Borciani di Fulvio Luciani primo violino del Quartetto Borciani
Il debutto di un vincitore di concorso è sempre un caso a sé. Per un verso è uno speciale prolungamento della competizione: si ascolta rimanendo un po’ sulla difensiva, prima di decidere se schierarsi con o contro la giuria. Per un altro verso è una nascita: un nuovo interprete si offre al pubblico e può scaturirne una vicenda duratura, per motivi che possono non essere gli stessi che avevano portato alla vittoria. Vincere è importante, ma è solo l’inizio. Ho avuto l’onore di essere chiamato nella giuria del Concorso Paolo Borciani e ora sono ben lieto di presentare il vincitore di questo premio prestigioso, il Quartetto Pavel Haas. Per chi in Italia si occupi di quartetto, e in generale di musica strumentale, la ricerca anche spregiudicata del nuovo è condizione abituale, quasi indotta dalle circostanze. L’Italia è, per il quartetto d’archi, una periferia, nonostante Boccherini. In quanto periferia, in Italia e in generale nei paesi non di lingua tedesca, la responsabilità della storia è meno paralizzante, si ha il vantaggio di un colpo d’occhio come fosse in prospettiva, e non si ha da pagar pegno alla consuetudine. Con un’approssimazione che vorrete perdonarmi, in questo – ma non solo – fu la grandezza del Quartetto Italiano: nella capacità di osare. Nel giro di pochi anni l’universo della musica è cambiato, e anche in fretta. È cambiata l’idea del suono e di ciò che il suono esprime, sono andate perdute scuole e identità nazionali, è cambiata la percezione del ritmo e della velocità, è cambiato il concetto stesso di bellezza. Spesso, oggi, bellezza è pura energia, a volte anche violenza; certe esecuzioni di oggi risulterebbero incomprensibili se solo fossero valutate col metro di qualche decennio fa. Il Quartetto Pavel Haas, giovanissimo, proviene da un’altra periferia, la Repubblica Ceca, non so quanto più vicina al cuore dell’Impero, e vi affonda forti radici. Nel loro modo di suonare si legge il sedimento della storia di un popolo. Mi perdoneranno gli Haas se oggi non sono capace d’altro che di intuire un modello ideale – forse troppo ovvio – nel Quartetto Smetana. Con uno dei membri di quel grande quartetto, il violista Milan Skampa, gli Haas hanno lavorato. Essi possiedono un’eleganza naturale, una dote che è un dono: come certi predestinati eleganti in tutto, nei modi, nel gesto, nel sorriso, addirittura, quando accade, nell’impaccio, così sono gli Haas, eleganti nel suono, nel fraseggio, nell’equilibrio tra le voci, nella velocità, in cui sanno tuffarsi con vertiginosa leggerezza. Il loro sentire è profondo e autentico, ed è restituito con tanta naturalezza e semplicità da non poter non essere condiviso. Il programma che il Quartetto Pavel Haas presenterà il 15 novembre in Conservatorio comprende un pezzo che il pubblico della Società del Quartetto crede di conoscere: il Quartetto n. 2 di Janá#269;ek "Lettere intime" – in origine "Lettere d’amore" – che il Quartetto Haas esegue in una versione personale che al Concorso ha molto interessato e che tiene conto delle centinaia di differenze esistenti tra fonti autografe e prima edizione a stampa. Dal loro lavoro di revisione nasce, in qualche misura, un pezzo nuovo. Completano il programma il raro e prezioso Quartetto n. 2 di Smetana e il Quartetto op. 59 n. 3 di Beethoven, che è stato il temibile "pezzo d’obbligo" al Concorso Paolo Borciani. Tradizione, ricerca. La musica per quartetto è musica complessa e a suo modo tutta sperimentale; per restituirla degnamente è necessaria una comprensione profonda dei suoi significati. La rappresentazione di questa comprensione può essere, come nel caso del Quartetto Pavel Haas, un fatto di affascinante naturalezza. Ascoltate, e sappiatemi dire.
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