|
11
141° STAGIONE 2005-06 • Società del Quartetto • Il tempo
J.S. Bach
- Sei Suites per violoncello solo BWV 1007 - 1012
|
Pieter Wispelwey e il mondo traboccante di fantasia e leggerezza inventato da Bach per il violoncello di Oreste Bossini
Il caso di Pieter Wispelwey dovrebbe far riflettereil pubblico italiano su quanto siaprovinciale continuare a considerare glistrumenti cosiddetti originali figli di un diominore. Ci sono più cose in cielo e sulla terradi quante ne sogni la filosofia di chi si ostinaancora a ritenere il mondo della filologia unasorta di scombinata compagnia di simpaticifurfanti, che ciurlano nel manico perché nonsan suonare C#711;aikovskij. Wispelwey, invece,incarna la prova vivente di una verità forsebanale, ma autentica. La musica è un territoriolibero, che prospera grazie al dialogoincessante d’idee diverse e allo scambio diesperienze tra mondi lontani. Il suo caso infattiè tipico di una cultura musicale, quellaolandese, che ha sempre avuto un atteggiamentodi apertura e di curiosità verso visioninuove, senza per questo ignorare o rinnegarela tradizione. Non è quindi sorprendenteche l’Olanda sia stata la patria, o per megliodire il rifugio sicuro, di una serie di personaggicome Gustav Leonhardt, FransBrüggen, Ton Koopman, Sigiswald Kuijken,che hanno propugnato nel secondo Novecentouna sorta di Riforma dell’interpretazionemusicale. La loro ricerca ha lentamentemesso radici, formando una scuola di musicisticon un approccio non convenzionalenon solo al repertorio antico e classico, maanche al pensiero musicale in sé.Wispelwey, com’è costume in molte famiglieolandesi, ha imparato a suonare il violoncelloda bambino, a Haarlem, dov’è nato nel1962. Soltanto che lui metteva le mani sullecorde di budello, anziché di metallo, avendocome maestro un altro piccolo grande riformatoredella musica come Anner Bylsma.Una cosa del genere sarebbe stata impensabilenel nostro paese, dove un ragazzino dotatodi gran talento sarebbe stato tolto subitodalle mani di un personaggio così anticonformistae messo immediatamente in quarantenaaccademica. La fortuna di Wispelwey,invece, è stata proprio d’incontrare nell’etàcritica una persona poco convenzionalecome Bylsma, che ha insegnato all’allievo ilrispetto della propria natura musicale, il valoredella riflessione indipendente, l’amoreper la libera ricerca. Con questo bagagliosolido di princìpi, non di regole, Wispelweyha compiuto poi molte altre esperienze, inEuropa e negli Stati Uniti.Oggi suona indifferentemente il violoncellobarocco e quello moderno, passando da unoall’altro a seconda del repertorio. La listadei pezzi che esegue comprende ogni epoca,con una passione spiccata per gli autori delNovecento, da Max Reger a Elliott Carter.Britten, tra tutti, sembra particolarmentecongeniale allo stile temperato delle sue interpretazioni,in cui si mescolano con facilitàil freddo e il caldo, l’astrazione e l’emotività.A volte, come nel caso delle sonate di Beethoven,Wispelwey alterna i due strumenti,dimostrando quanto sia poco utile stabiliredei confini ideologici per perseguire il veroscopo del lavoro di un interprete, la ricercasullo spirito della musica.In questa stagione Wispelwey sta portandoin tournée il ciclo integrale delle Suites pervioloncello solo di Bach, che costituisconoanche il nocciolo duro della sua cospicua discografia(incide in esclusiva per l’etichettaolandese Channel Classics). Ogni violoncellistaaffronta prima o poi questa prova, chesi rivela anche per il pubblico una meravigliosaavventura musicale. Di tanto in tantoun artista sente il bisogno di specchiarsi nellamusica di Bach, per riflettere su come equanto si è trasformata nel tempo la propriaimmagine. L’olandese ama in modo specialeil mondo traboccante di fantasia e di leggerezzainventato da Bach per il violoncello.«Queste pagine - ha sostenuto Wispelwey inuna recente intervista - raccontano di unmondo distante, variegato e altro, che è infin dei conti così simile al nostro, o meglio, aquello utopico che forse vorremmo abitare».
Scarica il programma di sala
|
GLI ALTRI APPUNTAMENTI
ABBONAMENTI
|