STAGIONE 2011/2012

Sabato pomeriggio
in Pinacoteca
Incontri a Casa Verdi
CERCA
PER I GIOVANI

Hai meno di 26 anni? Scopri le agevolazioni a te riservate

NEWS
Stagione 2011/2012
nelle sere di concerto
NEWSLETTER

Iscriviti per essere informato.
 

BIGLIETTERIA ON-LINE

 

 

segui il Quartetto
su Facebook

segui il Quartetto
su Twitter

 

Sistema di gestione qualità certificato

Sincert_csicert

Rai-Radio3

 

 

 

STAGIONE 2006-2007 • Società del Quartetto • Le età dell'uomo
28 NOVEMBRE 2006, MARTEDÌ ORE 20.30 - CONSERVATORIO "G. VERDI"
Adrienne Krauszpianoforte
W.A. Mozart   - Sonata in si bemolle maggiore K 378
W.A. Mozart   - Sonata in la maggiore K 526
D. Šostakovič   - Sonata per viola e pianoforte op. 147

Il ritorno di Shlomo Mintz:violino e viola, passione eperfezione
di Oreste Bossini

È saggio che un’associazione musicale ospiticon regolarità alcuni artisti. Il mondo dellamusica trae alimento dalla ricca e variopintaschiera di personaggi che calcano le scene, mail pubblico ha piacere di trovare ogni tanto unpunto di riferimento sicuro, per non rimanerefrastornato nel chiassoso moltiplicarsi diesperienze e stili. Molte persone, tra coloroche frequentano le sale da concerto, hannoprovato senza dubbio un piacere mescolato auna leggera commozione nel riascoltare unmusicista con il quale si è cresciuti. Il tempo,trasformando il corpo e la personalità dell’artistacome ha fatto con noi, rende il ritorno unevento più vivo e sentito, come se l’ascoltatorefosse ansioso di scrutare nel personaggio chegli sta di fronte il modo in cui le cose sonocambiate e quali segni ha lasciato il loro passaggio.Shlomo Mintz suonò la prima volta al Quartettonel 1983. Era poco più che un ragazzo,armato della tenera spavalderia di una manoinfallibile e di un suono già velato da una patinadi malinconia. Tutto, nel suo modo di esibirsi,dimostrava energia e una felicità immediatadi suonare. Anche la bella testa bionda,con la svettante banana di capelli spessi comefili d’oro, pareva un cappello agitato con forza,per salutare il mondo. Mintz arrivava precedutodalla fama di una registrazione dei 24Capricci di Paganini che era sufficiente, anchedimenticando i 17 anni dell’esecutore, aprocurargli dappertutto un’accoglienza conpifferi e tamburi. Si attendevano da lui le meravigliee Shlomo puntualmente teneva fedealle promesse procurando soddisfazioni violinistichedi prim’ordine, sicuro, impeccabile egeneroso.Nel corso degli anni il suo violino ha cominciatoa cantare anche storie di genere diverso,più serie, intime e avvolte da una nostalgia dicui forse solo lui conosceva la ragione. Il pubblicodel Quartetto imparava poco a poco a conoscereun uomo diverso, più sensibile al dettaglioe attento alle ansietà della vita. Bastacon Paganini, basta con il violinismo da funamboli,basta con il repertorio per accattivarela folla. Per Mintz era arrivato il tempo dellariflessione, del desiderio di scavare nell’umanitàdi un brano musicale per trovare, dabravo talmudista, una perla di saggezza. Pocoa poco il baricentro dei suoi interessi si è spostatoin direzione di Mozart, com’era avvenutoanni prima per Isaac Stern, l’autenticomaestro spirituale di Mintz. Scomparso ilgrande patriarca della musica degli ebreiamericani, Mintz ha forse sentito il dovere dinon lasciar cadere nel silenzio quel dialogocordiale, caldo e profondo che Stern aveva intessuto,nell’ultima fase della sua vita, con ilpiù inafferrabile degli autori classici. Questavolta sarebbe proprio il caso di considerarequanto sia diventata importante per Mintz ladimensione cameristica. Il pianoforte di DmitriAlexeev, dotato di grazia e rapidità felinasulla tastiera, è invitato non solo ad alimentarela conversazione con la consueta presenzadi spirito e la distaccata eleganza, ma anche aincarnare il carattere più segreto e forse piùautentico dei due autori in programma, Mozarte Å ostakovi#269;.Pare che Mozart, eccellente ma recalcitranteviolinista, preferisse suonare la viola in quartetto.Meno estroverso era il gesto, più al centrodel pensiero musicale si radicava lo strumento,pensava lui. È difficile evitare la tentazionedi trovare una somiglianza tra quest’attitudinedi Mozart e l’amore per la viola diMintz, soprattutto perché il termine di paragoneè costituito da una pagina tanto densa diemozione quanto scevra di luccicanti volgaritàcome la Sonata per viola di Å ostakovi#269;. Inquesta musica limpida e rarefatta ogni suonoracchiude un pensiero, ogni nota corrispondea una parola. Å ostakovi#269; amava la vita con lastessa forza che ha animato fino all’ultimo lamusica di Mozart, anche quando la mortesembrava rendere il mondo tragico e assurdo.Son cose che Mintz, arrivato alla sogliadei cinquant’anni, racconta meglio oggi ditrent’anni fa.

Scarica il programma di sala
GLI ALTRI APPUNTAMENTI
ABBONAMENTI
Stampa
 
var1: var2: var3: var4: var5: var6: