STAGIONE 2006-2007 • Società del Quartetto • Le età dell'uomo
19 DICEMBRE 2006, MARTEDÌ ORE 19.30 - CONSERVATORIO "G. VERDI"
Diego Fasolisdirettore
J.S. Bach   - Oratorio di Natale BWV 248

Emozionarsi e comprendersi: con Bach si comunica
Intervista a Diego Fasolis in occasione dell’Oratorio di Natale
di Sandro Boccardi

Alla bella tradizione di chiudere l’anno con l’Oratorio di Natale di Bach, che ha visto sfilare lungo il decennale cammino delle Cantate molti gruppi vocati alla lettura filologica, si aggiungono quest’anno "I Barocchisti" di Lugano diretti da Diego Fasolis, ensemble di spicco nel panorama internazionale. Leggiamo su internet questa provocazione: «Nell’area italiana l’aggettivo "barocchista" ha una accezione vagamente dispregiativa. Ne facciamo uso come nome proprio nella speranza di convincere anche i più scettici sui vantaggi di eseguire la musica antica con strumenti antichi». Fasolis che fa piazza pulita del pregiudizio, frutto del razionalismo tardo-settecentesco, secondo il quale "barocco" sarebbe sinonimo di eccentrico, eccessivo, fantasioso, bizzarro, ampolloso, magniloquente, esteriore.
E se attribuissimo l’aggettivo di barocchista direttamente a Johann Sebastian Bach, dove starebbe l’ignominia?
Recentemente leggevo un interessante libro di Willy Pasini sulla "cattiveria positiva" che per esemplificare la nevrosi ossessiva di chi è «centrato sul suo mondo interno inossidabile agli stimoli esterni» citava Bach «che imperterrito costruiva la sua arte del contrappunto a dispetto della mondanità dell’ambiente in cui viveva». In verità Bach era completamente permeabile a tutto quanto lo aveva preceduto e succedeva attorno a lui. La sua musica non è certo semplice, o scolastica, o destinata a fruizione superficiale, ma è quella che sopporta meglio qualsiasi manipolazione, persino ignominiosa.
Mi pare di capire che per te l’arte di Bach sia al di fuori e al di sopra di ogni etichetta e che la sua bellezza e profondità siano frutto di un’energia interiore, che sa piegare ad espressione propria ogni tecnica musicale.
Bach raccoglie e sintetizza le esperienze compositive delle scuole nazionali europee precedenti e coeve. L’importanza fondamentale del basso continuo come fonte inesauribile di energia è certamente al centro della sua opera che su quel fiume energetico ha costruito le più impressionanti cattedrali della musica. Quanto all’andare controcorrente sappiamo che fin dalla giovinezza aveva suscitato scandalo e reprimende perché non si adattava né alle necessità liturgiche né spesso alle capacità esecutive dei suoi interpreti.
Bach scrive per la musica, o meglio secondo il suo celebre motto (Soli Deo Gloria) per una umanità senza tempo, ma capace di raccogliere il messaggio divino. Anche per noi, dunque, suoi "contemporanei" a tre secoli di distanza. Ma quale lettura è possibile oggi, per avvicinare e comprendere il suo linguaggio?
Dagli esordi tastieristici fino alle ultime opere "teoriche" Bach ci offre molti elementi, capaci anche di una declinazione aggettivale degli artifici barocchi non in senso spregiativo! La lettura dei capolavori bachiani può avvenire a più livelli. Un’orchestrazione che potrebbe apparire eccentrica o eccessiva con l’uso di esteriori fanfare possenti trova piena giustificazione nella realizzazione di una Festmusik in cui l’ascoltatore verrà trascinato a una sorta di incontenibile entusiasmo che lo predisporrà ad ascoltare il recitativo o l’aria "educativa" che segue.
La musica antica con gli strumenti antichi ha ormai alle spalle oltre quarant’anni di esperienze. Che cosa è mutato da allora e come collochi la tua esperienza personale in questo contesto?
Io ho una passione grande per la meccanica e per l’elettronica, ma da sempre sono attratto dalla musica di Bach. Poter toccare, studiare e suonare uno strumento storico stimola in me e in tutti i musicisti dediti a questo esercizio una passione ed un entusiasmo che ci affratella tutti. Sostanzialmente si tratta di parlare la medesima lingua e così avere più speranze di capirsi in un mondo che sempre più manca di vera comunicazione. Emozionare ed educare: questo era lo scopo nel ‘700 e resta una bella ipotesi di lavoro.
Nella tua formazione musicale (insieme all’attività di organista e clavicembalista) grande rilievo ha avuto la direzione di coro. Come si integra questa esperienza nell’ambito dei tuoi studi e passioni?
Nella prima classe elementare il maestro ci fece cantare un canone a due voci. Sentire questo intreccio di voci generò un’emozione fortissima che rivivo ogni volta che sento le prime note di una qualsiasi prova vocale. Lo strumento, ovvero le corde vocali, le risonanze e l’alimentazione dell’aria sono talmente legate al corpo dell’interprete che la sua condizione psicofisica è svelata e quindi sincera. Anche lo strumento deve imitare la voce per essere convincente. Bach amava distinguere tra strumentisti "musicanti" e "virtuosi" incitando i suoi alunni a superare la prima categoria a favore della seconda. Noi ci inchiniamo al volere del Maestro lavorando con il cuore e la mente insieme per suonare e cantare la gloria di Dio.

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