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STAGIONE 2006-2007 • Società del Quartetto • Le età dell'uomo
Quartetto di Tokyo: da quarant’anni in vetta al mondo musicale di Susanna Franchi
Pura fantascienza, ma perché non fantasticare un po’ davanti a quattro, non uno, strumenti costruiti da Stradivari? Il punto di partenza è che il Tokyo String Quartet dal 1995 ha la straordinaria possibilità, grazie alla Nippon Music Foundation, di suonare il "Paganini Quartet": quattro strumenti costruiti da Stradivari ed appartenuti a Paganini: il primo violino "Paganini Conte Cozio di Salabue" (1727), il violino "Paganini Desaint" (1680), la viola "Paganini Mendelssohn" (1731) e il violoncello "Paganini Ladenburg" (1736), uno dei sei quartetti costruiti da Stradivari dei quali si conosca oggi l’esistenza. La viola è lo strumento per il quale Hector Berlioz scrisse la sinfonia Harold en Italie che Paganini gli commissionò proprio affascinato dal suono della "Mendelssohn". Cosa c’entra la fantascienza? Pensate allo spunto ideato da Michael Crichton che ha dato il via a Jurassic Park: una zanzara dentro una goccia di ambra ha conservato il sangue di un dinosauro, da lì la ricostruzione del suo DNA e quindi la rinascita dei dinosauri e così via… beh, se una goccia di sudore rimasta imprigionata nello strato della vernice ci permettesse di ridar vita a Paganini, se un’impronta digitale di Berlioz lasciata sullo strumento, ci permettesse di far rivivere Berlioz! Ma anche tralasciando le follie fantascientifiche e un po’ scherzose, il fatto è che non si può non rimanere impressionati dal peso della storia che si portano dietro quei quattro strumenti: già vederli in un museo è emozionante, pensate sentirli suonare e tutti e quattro insieme! Detto questo bisogna essere bravi a saperli suonare perché non sono strumenti magici, non suonano da soli, anzi sono abituati ad essere suonati da grandi nomi. E i quattro del Tokyo String Quartet fanno parte di questa categoria: «Se il Tokyo String Quartet non è il più grande complesso di musica da camera del mondo, è difficile immaginare quale gruppo possa esserlo» scriveva il Washington Post dopo una loro esibizione. Anche il Tokyo ha la sua lunga tradizione alle spalle: nasce nel 1969 e nel corso degli anni ha cambiato un po’ formazione ma il punto fermo è rimasto, da allora, il violista Kazuhide Isomura; il primo violino, dal 2002, è Martin Beaver; il secondo violino, dal 1974, è Kikuei Ikeda; al violoncello, dal 1999 è Clive Greensmith. I magnifici quattro del Tokyo sono versatili, passano dall’integrale beethoveniana alle commissioni a compositori di oggi (da Sculthorpe a Vacchi a Turina), dall’insegnamento (sono quartetto "in residence" della Yale University dal 1976) ai dischi e alle colonne sonore (sono loro a suonare nel film ad ambientazione ospedaliera Critical Care – tradotto in italiano Se mi amate – diretto da Sidney Lumet nel 1997). A leggere le loro biografie troverete un sacco di aggettivi superlativi, quattro carriere straordinarie, ma c’è una parola che non troverete mai abbinata ai loro nomi: routine.
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