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142° STAGIONE: 2006-07 • Società del Quartetto • Le età dell'uomo
8 MAGGIO 2007, MARTEDÌ ORE 19.30 - CONSERVATORIO "G. VERDI"
András Schiffpianoforte
J.S. Bach   - Sei Suites inglesi BWV 806 - 811

András Schiff il temporeggiatore
di Piero Rattalino

La carriera di András Schiff è la dimostrazionepalmare di una verità che troppo spessodimentichiamo: l’individuo, che opera inuna determinata situazione storica, corresempre il pericolo gravissimo di essereagito, ma ha la possibilità di agire. Ricordo ailettori l’epigrafe che un vecchio astrologometteva in cima alla rubrica degli oroscopiche pubblicava su un giornale della sera –allora esistevano ancora, i giornali dellasera. «Gli astri», scriveva quel saggio, «inclinanoma non determinano». E così è: la storiascorre in una certa direzione, ma un fortenuotatore può sempre risalirne vittoriosamentela corrente.Il giovane Schiff, nato nel 1953, si affacciavaall’inizio degli anni Settanta su un mondopianistico in cui i test di eccellenza eranorappresentati dal PetruÅ¡ka, dal MephistoWalzer, dalle Variazioni su un tema diPaganini, cioè da cose nelle quali il Nostronon era competitivo. Schiff prese parte alConcorso #268;ajkovskij di Mosca del 1974, nelquale eseguì anche uno Studio trascendentaledi Liszt e il Concerto di #268;ajkovskij. Edarrivò quarto ex-aequo. Vincitore fu AndrejGavrilov, atletico prodotto della scuola russa,secondi classificati furono Myung-WhunChung, atletico prodotto della scuola russatrapiantata negli Stati Uniti, e StanislavIgolinski, russissimo; russissimo il terzoclassificato, Yuri Egorov, e russissima EteriAndjaparidze, che divise con Schiff il quartoposto. «Avrebbe dovuto vincere Schiff», midisse molti anni più tardi Chung, ormai felicementetraslocato nella carriera di direttored’orchestra, «era più musicista di tutti glialtri». Un concertista affermato come ClaudioArrau metteva negli anni settanta inparentesi il virtuosismo quando eseguiva leVariazioni su un tema di Paganini o il Concertodi #268;ajkovskij. Un giovane non potevapermetterselo. L’unico spiraglio per agireinnanzitutto da musicista, il giovane, neglianni settanta, poteva trovarlo in Bach, per lasemplice ragione che Bach suonato al pianoforteera pressoché verboten, era off limits.In verità era stata messa off limits anchela tonalità, ma la serialità che l’aveva sostituita aveva portato la musica contemporaneain un vicolo cieco. Un che di analogo eraaccaduto nell’interpretazione bachiana: ilpubblico, dopo aver compuntamente assaggiatoBach al clavicembalo, trovava che ilclavicembalo, in una grande sala di concerto,non era per nulla – come dire? – confortevole.Si trattava in quel momento di respingereil principio di legittimità in nome del principiodel piacere. Ci voleva coraggio, ma eral’unica via praticabile, per uno come Schiff.Oh, beninteso, Schiff non riannodò semplicementeil filo che era stato troncato, ma studiòcon un clavicembalista un po’ eterodosso,George Malcolm, e inventò un nuovo Bach alpianoforte,un Bach filtrato attraverso la filologiainvece che attraverso la sensibilità individuale,ma pianistico, non paraclavicembalisticoo transpianistico. E il pubblico riscoprìcon lui il piacere di ascoltare confortevolmenteBach in una grande sala da concerto,a un punto tale da bearsi persino con le dueore e trenta minuti di durata del secondolibro del Clavicembalo ben temperato. Schiffnon divenne però uno specialista di Bach.Bach fu la base del suo successo, non la nicchiadel suo stare nel mondo. AffrontòDomenico Scarlatti, affrontò con larghissimoraggio d’azione Mozart, e poi Schubert eSchumann, toccò Janá#269;ek, dimostrò di saperriprendere – da musicista – il Concerto di#268;ajkovskij, si impegnò sul Concerto diDvo#345;ák e sulle Variazioni su un tema infantiledel suo connazionale Ernö Dohnányi.E su Beethoven. Da qualche tempo Schiff,dopo essersi assicurato molti anni addietro ilpossesso della terribile Hammerklavier, stascandagliando sistematicamente, e in ordinecronologico, le Sonate di Beethoven. E finoraha ottenuto risultati di assoluto rilievo storicoperché procede sì dalla tradizionema innovandola. Così, agli interpreti beethovenianidel Novecento si sta aggiungendoagli inizi del Duemila András Schiff, il temporeggiatoreche con la calma, con la pazienzae con la lungimiranza costruisce un castellosolidamente piantato nel terreno della storiae diverso da tutti gli altri.

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