Nella Musurgia universalis (Roma, 1650) il geniale ed erudito gesuita Athanasius Kircher ricorda Giacomo Carissimi (Marino 1605 - Roma 1674) come «compositore assai eccellente e di grande fama […] superiore agli altri nel comporre per inventiva e abilità […] nel riuscire a trasformare gli animi di chi ascolta, suscitando le passioni più diverse». Non è la sola testimonianza di stima dei suoi contemporanei. Purtroppo alla fama antica non corrisponde quella di oggi, essendo egli scarsamente presente nei programmi dei concerti e nelle registrazioni discografiche. Se si esclude, infatti, l’oratorio Jephte, che quasi da solo, da una cinquantina d’anni o poco più, rappresenta la summa del suo stile e della sua sensibilità musicale, il resto dell’opera – cantate, mottetti, messe e una dozzina di oratori – riposa ancora nella polvere degli archivi. Carissimi attende ancora quella rinascenza che arrise a Bach e a Vivaldi, e che per lui stenta ad arrivare per vari motivi, fra i quali la mancanza di stampe d’epoca e la dispersione, in seguito allo scioglimento dell’ordine dei Gesuiti (1773), dei manoscritti prima gelosamente custoditi presso la Biblioteca di Sant’Apollinare. Gianluca Capuano ha il merito di aver intrapreso da una decina d’anni il progetto dell’esecuzione e incisione integrale degli oratori di Carissimi, autore che peraltro figura marginalmente nel trentennale di Musica e poesia a San Maurizio. Un primo “assaggio” si ebbe nel 1976, un secondo nel 1986, ma furono due numeri di cantate. Il primo oratorio eseguito in San Maurizio fu invece l’Extremum Judicium proposto dal gruppo Il Canto di Orfeo con la direzione dello stesso Capuano nell’autunno 2001. ore 11.30 Prova generale del concerto aperta, riservata a gruppi di studenti delle scuole (prenotazioni presso la Società del Quartetto)
In collaborazione con Associazione Il canto di Orfeo
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