A. Vivaldi
- Concerto in re minore per violino, organo e archi F.XII n. 19 RV 541
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A. Vivaldi
- Concerto in la minore con due violini obbligati op. III n. 8 RV 522
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J.S. Bach
- Concerto in la minore per organo BWV 593
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A. Vivaldi
- Concerto in re minore con due violini e violoncello obbligati op. III n. 11 RV 565
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J.S. Bach
- Concerto in re minore per organo BWV 596
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A. Vivaldi
- Concerto in fa maggiore per violino, organo e archi F.XII n. 41 RV 542
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La perizia, o meglio l’imperizia di Johann Sebastian Bach nei suoi primi anni di formazione da autodidatta, è tratteggiata in modo pittoresco dal Forkel, suo primo biografo, che racconta come l’adolescente compositore si esercitasse insistentemente al clavicembalo nel tentativo di carpire il segreto di una scrittura adatta ad esprimere tutte le potenzialità tecniche della tastiera. La scoperta dei concerti di Vivaldi, pubblicati ad Amsterdam e circolanti ancor prima in copia presso le piccole corti del nord della Germania, gli aprirono un orizzonte insperato. Nel cercare di trascriverli per poterli eseguire al clavicembalo o all’organo comprese la forza di un linguaggio e di uno stile energico quanto immediato e trascinante. Con pochi tratti di penna, utili a facilitare l’approccio delle due mani, le figurazioni violinistiche furono trasformate in figurazioni per la tastiera. Detta così la testimonianza sembra favolosa, ma contiene un germe di verità. Quella verità che alcuni studiosi tedeschi, nei primi anni del ‘900, confrontando le partiture dei concerti di Vivaldi con le trascrizioni bachiane per organo e per clavicembalo scoprirono agevolmente. Quelle trascrizioni non erano elaborazioni condotte su pallide sinopie, su sbiadite tracce delle partiture del Prete Rosso da completare e ridefinire, ma traduzioni esatte del pensiero e dei moduli stilistici veneziani. Confrontare in presa diretta Bach e Vivaldi – l’orchestra e l’organo – è quanto ci propone il concerto.
In collaborazione con Fondazione Arcadia
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