F. Mendelssohn
- Capriccio in mi minore da Quattro pezzi per quartetto d'archi op. 81
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F. Vacchi
- Quartetto per archi n. 5, commissione della Società del Quartetto
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F. Schubert
- Quartetto n. 14 in re minore "La Morte e la Fanciulla" D 810
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Paradigma del dialogo cameristico, per noi non può essere che il quartetto d’archi: e qui rientra prepotentemente il discorso della dialettica tra noto ed ignoto nel repertorio. Salvatore Accardo, malgrado la carriera di virtuoso, non ha mai trascurato la musica da camera, linfa vitale di ogni attività strumentale. Lo stesso Quartetto di Cremona, diventato da questa stagione l’ensemble in residence della nostra Società, è nato su impulso di Accardo nei corsi di perfezionamento dell’Accademia Stauffer di Cremona. Il grande violinista napoletano ha riunito in questa occasione un gruppo di musicisti con i quali collabora abitualmente, a cominciare da Rocco Filippini, per imbastire un programma a cavallo tra classico (Mendelssohn e Schubert) e moderno. Lo spunto è il nuovo lavoro per quartetto d’archi scritto da Fabio Vacchi su commissione del Quartetto, nel solco di una tradizione che risale alle origini stesse della nostra Società. Vacchi ha dimostrato negli ultimi anni di essere uno degli autori d’oggi più interessati a questo genere di scrittura, con una serie di lavori che formano ormai un corpus organico. Sullo sfondo del nuovo Quartetto di Vacchi si staglia la grande cima della “Morte e la fanciulla”, uno dei capolavori della musica di Schubert e una delle espressione più sconvolgenti di quel nuovo disagio esistenziale vissuto nel primo Ottocento che sta al fondo del mondo spirituale contemporaneo. Scrive Fabio Vacchi sul suo nuovo Quartetto: “Nel movimento centrale del mio Quartetto n. 5 il materiale legato a tre antiche e diverse religioni è stato rielaborato da me, non credente, per cogliere ciò che nell’arte, nella politica e nella morale, unisce e non divide. Processo tutt’altro che spontaneo, anzi faticoso, ma proprio per questo da perseguire con tenacia. Sono convinto che la musica colta debba salvaguardare con tutte le sue forze la propria essenza, e quindi la sua stessa ragione d’esistere, che consiste in un’autonomia significativa, lontana da superficiali contaminazioni con altre forme espressive, siano esse interne o esterne all’ambito sonoro. Il che però non significa che possa sottrarsi al confronto con gli infiniti richiami che le provengono dall’arte e dalla vita, pena isterilirsi in un arido manierismo. Produzione attuale e interpretazione del passato e del presente devono quindi sapersi porre in relazione con le varie stratificazioni della divulgazione musicale e artistica, aprendosi alle suggestioni esterne più interessanti, senza per questo rinunciare alle proprie specificità linguistiche, etiche, estetiche e, quindi, in ultima analisi, politiche. Nel quartetto d’archi un compositore trova il terreno più idoneo per questa ricerca di massima astrazione e massima partecipazione”. ore 11.30 Sala Verdi del Conservatorio Prova aperta condotta da Oreste Bossini riservata agli studenti delle scuola e delle università su prenotazione
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