STAGIONE 2010-2011 • Società del Quartetto •
22 FEBBRAIO 2011, MARTEDÌ ORE 20.30 - CONSERVATORIO "G. VERDI"
F. Schubert   - Quartettsatz in do minore D 703
D. Šostakovič   - Quartetto n. 8 in do minore op. 110
F. Mendelssohn   - Quartetto in fa minore op. 80

Il secondo appuntamento della stagione con il Quartetto di Cremona presenta un programma formato da tre lavori che esprimono in maniera diversa il senso del dolore e la necessità di elaborare un lutto. Dal Quartettsatz incompiuto di Schubert nella cupa tonalità in do minore, al Quartetto in fa minore op. 80 di Mendelssohn scritto di getto, come contraccolpo emotivo all’improvvisa scomparsa della amata sorella Fanny, la persona forse più vicina a lui nella sfera artistica e umana. L’iscrizione sulla partitura del Quartetto n. 8 di Šostakovič, dedicato “alle vittime del fascismo e della guerra”, esprime in maniera eloquente il significato del lavoro. Dopo gli attacchi e le accuse di scarso patriottismo alla Nona Sinfonia, Šostakovič aveva ripiegato sulla musica da camera, riversando in una scrittura più nobile e riservata le impressioni sconvolgenti lasciate da un conflitto terribile e devastante.
 

Il M° Paolo Andreoli suonerà il Giovanni Battista Guadagnini 1737
della collezione Sau-Wing Lam
su concessione della Fondazione A. Stradivari di Cremona

Il progetto “Friends of Stradivari” è una rete internazionale, di cui Cremona è il nodo centrale. Una associazione mondiale nata recentemente tra tutti coloro che posseggono, utilizzano o custodiscono strumenti della liuteria classica cremonese. Il progetto avvicina istituzioni, collezionisti, liutai, ricercatori e grandi interpreti nel segno comune di un’autentica passione per la liuteria classica cremonese. Un concetto di “condivisione” dei beni artistici basato su moderni principi di etica e di civiltà che sta incontrando inaspettati consensi. www.fondazionestradivari.it

Friends of Stradivari

 


Quartetto di Cremona: ciascuno al servizio dell’altro

Nonostante sia attivo, nell’attuale formazione, soltanto dal 2002, il Quartetto di Cremona è già stato ampiamente acclamato sui palcoscenici di tutto il mondo per le sue esecuzioni introspettive e nello stesso tempo brillanti.
In tal senso si tratta di un quartetto giovane, anche e soprattutto perchè rappresentativo di una tendenza del mondo musicale d’oggi.
Cresciuto sotto l’egida di grandi esecutori e didatti come Piero Farulli e Hatto Beyerle, quindi sulla scia delle grandi interpretazioni del Quartetto Italiano e del Quartetto Alban Berg, ha ereditato da entrambi l’orientamento strutturalista. Chiunque abbia avuto la fortuna di poter seguire i quattro componenti del gruppo mentre affrontano un brano da inserire per la prima volta nel loro repertorio, non può che rimanere stupito dalla disciplina, dalla meticolosità e dall’approccio sistematico con il quale smontano e rimontano una forma, fino a possederne gli intimi dettagli costruttivi. Un modo di studiare insieme classico e sperimentale, poiché le conquiste tecniche, man mano che il lavoro procede sul piano dell’assimilazione e della fusione, diventano sedimento e non involucro. La conoscenza della musica contemporanea da un lato e della musica pre-classica dall’altro ha contribuito ad arricchire le loro letture sia dal punto di vista filologico che per quanto riguarda la capacità di improvvisare, di cogliere anche gli aspetti materici e giocosi del materiale sonoro.
Ritroviamo quindi, nel loro modo di suonare, le tradizionali virtù del quartetto d’archi, in quanto ogni elemento è fortemente caratterizzato e offre un contributo marcato. Allo stesso tempo, però, ognuna di queste individualità, pur nulla perdendo in autonomia, si presta al bilanciamento – di carattere ma anche di sonorità – e alla combinazione con gli altri. In fondo, ciò che ha reso il quartetto d’archi un punto d’arrivo per molti autori, che hanno visto in questa formazione un confine oltre il quale misurare davvero le proprie possibilità compositive, consiste nella sua sostanziale omogeneità timbrica. Ecco perciò che i più grandi quartetti nella storia della musica hanno cercato di differenziare al massimo il colore dei singoli strumenti, rendendo però l’impasto complessivo il più omogeneo possibile. E il numero quattro, alchemicamente sintomatico, permette un gioco del doppio e dello specchio che pare rifrangersi all’infinito. Così, cogliamo già nel modo di suonare insieme di Cristiano Gualco e Paolo Andreoli il senso di un equilibrio inteso non come raggiungimento statico ma come punto d’incontro che va continuamente ritrovato. Simone Gramaglia mantiene a sua volta una prospettiva indipendente pronto a sostenere, contraddire, dialogare con i due violini o con il suono, pieno di armonici ma in grado di raggiungere sottigliezze adamantine di Giovanni Scaglione.
Amalgama sì, capacità di seguire un unico e coerente percorso interpretativo anche, ma senza dimenticare gli scarti – anche soggettivi – i cambi graduali o repentini, meditati o improvvisati, di prospettiva. Tra lo sfondo e il profilo, tra le linee melodiche nella loro curva espressiva e l’armonia e il contrappunto nella loro sostanza insieme portante e ornamentale, ci devono essere incastri di diverso spessore e disegni di differenti proporzioni.
Le aspettative di un pubblico vario per età, formazione, abitudini e interessi non rimarranno deluse da questo Quartetto impegnato e spontaneo, rigoroso e ricco di fantasia, analitico ed espressivo.


Lidia Bramani
(GdQ 27)
 



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