Una smagliante scoperta di Isaac Stern A dieci anni era già una rivelazione: fu scoperto da Isaac Stern nel 1978, durante il viaggio in Cina di cui il film Da Mao a Mozart - Isaac Stern in Cina rimane preziosa testimonianza. Da allora il violoncellista Jian Wang ha intrapreso una carriera brillantissima, con direttori come Claudio Abbado o Seiji Ozawa, strumentisti come Maxim Vengerov e Maria-Joaõ Pires. Al "Quartetto" questa smagliante "Rising star" si presenterà in affiatato ensemble con Kun Woo Paik, pianista coreano di riconosciuta reputazione internazionale. Maestro Wang, quali sono i legami e le differenze più rilevanti fra i brani del vostro programma? «Tutt’e tre queste sonate sono fra le migliori composizioni mai scritte per violoncello. Quella di Beethoven è un capolavoro di struttura e di forma. Mostra veramente quello che rende grande Beethoven: non una nota superflua, come si trattasse di qualcuno senza un’oncia di grasso, ma tutto muscoli. La Sonata di Brahms è tipicamente uno dei capolavori del compositore, ampia nella costruzione, romantica ma concreta. Quella di Sostakovic nasconde la propria straordinaria bellezza sotto la satira e il cinismo. In ciascuna delle tre sonate, comunque, violoncello e pianoforte sono partner a pari livello». Che cos'ha significato per lei e per la sua vita di musicista aver conosciuto Isaac Stern e partecipato al film Da Mao a Mozart? «È stato l'incontro che ha cambiato la mia vita. Conoscere Isaac Stern mi ha reso possibile accostare da vicino una delle più grandi menti musicali, uno dei più grandi esseri umani. Ho imparato non solo dal suo modo di suonare, ma anche dal suo pensiero e dai suoi ideali. Mi ha molto addolorato il fatto che sia scomparso. È sempre stato un esempio di grandezza per me, e sentirò sempre molto affetto per lui. Il suo incoraggiamento e il suo aiuto sono stati essenziali per il mio sviluppo come musicista. Il mondo della musica non ci pare più lo stesso senza di lui».
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