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STAGIONE 2002-2003 • Società del Quartetto • Metamorfosi
W.A. Mozart
- Quintetto per pianoforte e fiati in mi bemolle maggiore K 452
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L. van Beethoven
- Sonata n. 8 in do minore op. 13 "Patetica"
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L. van Beethoven
- Quintetto per pianoforte e fiati in mi bemolle maggiore op. 16
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Cent’anni di Patetica al "Quartetto"
Bisognerebbe avere la memoria di Pico della Mirandola, o almeno la capacità di legare fra loro avvenimenti e cose, per cavare dal passato qualche curiosità. Invece per chi scrive tutto sfuma in un dolce paesaggio monocromo alla Turner, senza dettagli, senza contorni… tuttavia qualche spunto inedito c'è: e lo si scopre in Cento anni di concerti della Società del Quartetto di Milano (1864-1964), pubblicato a cura della stessa società.E se ci domandassimo quante volte la Patetica (Sonata per pianoforte op. 13 n. 8 di Beethoven, per i puristi) figuri nell'arco di un secolo, ecco qualche sorpresa.Contrariamente alle aspettative la Patetica non accende la fantasia d'interpreti come Busoni o Schnabel o Clara Haskil. Forse perché l’opera è da considerare troppo nota? Non è così: la Sonata in do diesis minore "Al chiaro di luna" vi ricorre più spesso, Per la Patetica in cento anni (salvo beneficio d’inventario) solo quattro esecuzioni. La prima il 6 marzo del 1927 con la firma interpretativa del grande Wilhelm Backaus. La seconda volta si ascolta nel dicembre ‘38 da Elly Ney. La terza nel ‘53 da Walter Gieseking. Infine la quarta volta è di Maureen Jones, nel marzo del '60.Non abbiamo controllato il periodo dal 1965 ad oggi, ma potremmo scommettere a occhi chiusi che le apparizioni della Patetica non siano state frequentissime. Unica invece appare – per via dello strumento, il fortepiano in luogo del tradizionale pianoforte – quella che ci propone Robert Levin, nel programma del 14 gennaio 2003. Levin, nuovo ospite, ha un buon curriculum. Ha suonato da solista con le orchestre di Berlino, Boston, Chicago, Montreal e Vienna, con direttori quali Rattle, Marriner e Haitink, e, come fortepianista, è stato ospite di celebri orchestre sotto la bacchetta di Hogwood, Harnoncourt, McGegan, Gardiner, Norrington. Nel concerto egli esegue anche la parte che spetta alla tastiera nei due Quintetti per piano e fiati di Mozart e Beethoven, che sono un confronto sempre istruttivo per le suggestioni della tonalità di mi bemolle maggiore del modello, cui guarda il genio di Bonn. Confronto anche stimolante per l'amalgama che ci si aspetta fra il fortepiano e i fiati della Academy of Ancient Music.Quanto alle curiosità da cui siamo partiti. Negli annali storici della società del Quartetto si trovano in cartellone negli anni 1937 e 1938 i celebri Quintetti di Mozart e di Beethoven. Eseguiti per l’occasione da Solisti del Teatro alla Scala, sotto la direzione di una bacchetta. Quando si dice del costume o della filologia… Sandro Boccardi
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