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Incontro con Fabio Biondi
La febbre dell'antico

Fabio Biondi, alla vigilia del concerto della sua Europa Galante, ci parla della scelta di proporre al pubblico contemporaneo la musica Settecentesca e del suo percorso personale di musicista.

Le chiederei di illustrarci il programma di questa sera. Leonardo Leo chi era e come fa questo
oratorio a essere adatto al gusto attuale?
Stasera ci sarà l'esecuzione di un brano musicale abbastanza raro, appartenente al '700, un secolo di presupposti sconosciuti ma che mi fa sorridere perché il pezzo in questione era invece, abbastanza conosciuto.
Stiamo parlando di Leonardo Leo, un compositore molto famoso e amato, che merita di essere suonato perché artefice di un momento abbastanza importante di cambiamento di stile, che vede il passaggio dal tardo barocco allo stile galante. Si tratta di una trasformazione che verrà poi seguita da molti compositori come lo stesso Mozart nel corso del suo viaggio in Italia.
Leonardo Leo, Vinci e Hasse sono i compositori che fanno parte di questa nuova scuola che diventerà di grande moda in tutta Europa.
Come testimoniano molti manoscritti del '700 la Sant'Elena è stato un pezzo molto famoso che ha avuto una grande esportazione in moltissime corti europee.
La scelta di riportarlo questa sera all'ascolto non è da interpretarsi come un'operazione archeologica ma come pezzo estremamente gradevole e fruibile a un pubblico moderno.
Prima di tutto siamo di fronte a una durata che è ottimale, abbiamo circa una quarantina di minuti per parte, quindi diciamo che oggi l'ascolto della musica del '700 deve essere integrato in un contesto sociologico che è totalmente differente. Non si ascolta più con le stesse orecchie quindi è importante che il pubblico non si annoi in situazioni di grande severità e di grandi silenzi.
Oggi è importante scegliere delle partiture che non siano eccessivamente lunghe e questa ha una durata perfetta, non corre il rischio di tediare il pubblico e ha un bellissimo testo visto che è una delle prime messe in musica della Sant'Elena di Metastasio.
Ciò che è bello è sentire questa melodia che è straordinaria e ritornare ai grandi testi che sono quelli di un nostro librettista che ha fatto un po' la storia del '700.

Europa Galante nasce nel 1990 per interpretare la musica del '700 con strumenti d'epoca. In questi 18-19 anni cosa è cambiato nella capacità del pubblico di leggere questa musica, di interpretarla in maniera filologica?
Da quando è nata Europa Galante, nel 1989, ormai sono quasi vent'anni, sono cambiate molte cose: il pubblico è diventato progressivamente sempre più appassionato, ed oggi c'è una grandissima febbre nei confronti della musica antica.
Io non credo che questo sia determinato solamente dalle esecuzioni filologiche, ma anche dall'apertura verso questo genere di repertorio.
Poi in tutti i paesi c'è stato un ritorno al piacere di un ripescaggio culturale di quelle che sono poi le basi della storia della musica e che il pubblico ha capito che non sono più quelle del '800.
Parlo anche dell'Italia: noi siamo un paese melomane in cui l'opera non nasce con Rossini ma con Monteverdi. Quindi si è ritornati alla gioia del repertorio, alla cultura musicale fin dagli albori, cioè all'epoca in cui ha cominciato a fare il giro del mondo e a diventare un linguaggio così diffuso.
È il caso di dire che sono cambiate molte cose: vedo un progressivo aumento del pubblico giovane ai concerti di musica antica per cui questa è una cosa meravigliosa perché lo stato della musica classica è un po' in crisi.
Abbiamo bisogno di un ricambio generazionale e i giovani si avvicinano molto alla musica antica per la sua libertà, per un dato anche di improvvisazione che li diverte e che forse ricorda anche il Jazz. Quindi è molto bello che fra i vari motivi di interesse, non ci sia solo quello culturale o quello di ritornare a queste origini, ma anche una nuova classe d'ascolto. Questo è fantastico ed è una cosa di cui profondamente abbiamo tutti bisogno.

Lei ha cominciato molto presto. A 12 anni già aveva una carriera internazionale. Che cosa ha comportato a livello di sacrifici e soddisfazioni questa sua carriera?
La carriera del musicista e la mia in particolare è un miscuglio di grandi luci e di grandi momenti, anche di ombre, è una vita di sacrifico. Io ho cominciato presto e una cosa che permane forte nel cammino di tutti noi è appunto il senso del sacrifico che bisogna dare a questo cammino non solo in chiave strumentale, con lo studio quotidiano, ma anche con il lavoro di ricerca: per cui andare a cercare le fonti ed essere costantemente informati.
C'è un po' una manipolazione del senso della vita, si va un po' a senso unico, sviluppando una mentalità di ricerca ma anche un po di isolamento. Io credo che in una carriera piena di cose straordinarie, di incontri, di pubblico, di gente che si entusiasma per le cose che fai, credo che si generi un po' di solitudine nella vita di ogni giorno.
Forse la solitudine è l'unico elemento che devo dire pervade la mia vita ma anche quella di altri musicisti. C'è anche da dire che noi siamo abbastanza fortunati perché viaggiamo spesso insieme, quindi abbiamo la possibilità di condividere esperienze cosa che invece difficilmente accade ai soliti visto che sono invitati in orchestre sempre nuove.
Probabilmente la solitudine è il tratto più triste di una vita che è comunque meravigliosa. Noi abbiamo un rapporto formidabile tra lavoro e vita quotidiana però si tratta comunque di un cammino di grande sacrificio.

L'essere strumentista e anche direttore è una cosa arricchente, ma in che modo? E come valuta i componenti del suo gruppo?
Da quando Europa Galante è nata, io credo che forse, la più grande verità e il più grande senso del successo sta proprio avere vent'anni di vita e star bene. Questa è l'unica cosa auto elogiativa che io posso dire su di noi, siamo un gruppo molto sano, che sta molto bene, che fa con enorme gioia il lavoro che fa, ed è condiviso pienamente dai musicisti.
I musicisti naturalmente sono imprescindibili, un gruppo non è l'emanazione solo di un Direttore, ma la risultante delle qualità individuali di tutti, e in questo senso Europa Galante è un gruppo che racconta una storia di condivisione.
L'essere diretti da me al violino è quanto di più naturale possa avvenire in questo repertorio, che non ha bisogno della classica figura del Direttore d'Orchestra con la bacchetta, figura che già sviluppa un significato più profondo nel repertorio già dalla metà del'800.
Fino a questo secolo il primo violino ha sempre diretto, non è solo il ripescaggio storico di un vezzo o di un gesto, ma è il fatto che in questa musica è più facile tradurlo col gesto strumentale, che col gesto della bacchetta. Io ne sono particolarmente felice, perché il violino è parte integrante della mia vita e non voglio assolutamente lasciarlo, quindi il mio cammino, non è un cammino che porta alla direzione d'orchestra come fine ultimo, ma che mi lascia come violinista pur nella gioia di dirigere anche in situazioni allargate come questa, con cantanti e coro. Tutto questo è bellissimo, perché mi tiene vicino al mio strumento, ma mi permette anche di esprimere a gesti in maniera molto naturale ciò che voglio trasmettere all'orchestra.

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