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Incontro con Angelika Kirchschlager
Angelika l'antidiva
Angelika Kirchschlager, mezzosoprano, per la seconda volta ospite della nostra Società, si concede una breve pausa durante le prove del concerto di martedì 31 marzo per un'intervista. Nel recital per il Quartetto lei inserisce lieder di Schubert, di Korngold e pezzi di Kurt Weill. Cosa l'ha spinta a proporre questo programma? Io volevo cantare Weill. Ho cercato altri compositori a cui accostarlo. Korngold è perfetto. Sia l'uno, sia l'altro hanno cominciato a comporre in Europa e poi sono emigrati negli Stati Uniti dove hanno scritto musica per film. Forse l'accostamento con Schubert non è così immediato, ma io credo che i tre autori formino veramente un bel gruppo, che abbiano molto in comune. A me piacciono molto sia Weill sia Schubert e non vedo perché non abbinarli in un programma. Anzi trovo interessante, anche per il pubblico, il contrasto e la varietà che si creano. Meglio che avere delle serate monotematiche, le trovo molto più noiose. Schubert e Weill sentono in modo diverso il rapporto tra testo e musica. Come si pone riguardo a due autori che richiedono un approccio così differente alla forma del lied? Io mi faccio guidare, quando canto, più dall'istinto che dall'intelletto, faccio quello che sento giusto in quel momento, per quel pezzo. Parto sempre dalle parole, dal testo e tratto Schubert e Weill allo stesso modo. La musica di Schubert è estremamente connessa alle parole ed è per questo che mi entusiasma cantarlo, mi fa capire il perché a quelle note si associno quelle parole. Con Weill, invece, non sembra di cantare, sembra piuttosto di recitare. Con Weill posso cantare in modo rilassato così da potermi concentrare sulle parole e mettere lì l'emozione. Adoro la sua musica, si fonde completamente con il mio essere. Lei non corrisponde all'immagine divistica della cantante d'opera. Non si propone al pubblico come una star. E il pubblico, ma anche la critica, sembrano percepirla come una donna reale, immediata, diretta. Lei come vive, come sente il rapporto con il pubblico? Io vivo grazie al pubblico, me ne rendo conto ogni volta che sono in scena. C'è uno scambio reciproco di energia. Se il pubblico è passivo, non coinvolto, io non riesco neanche a cantare e si ritorna tutti a casa come svuotati; se il pubblico è attivo, vivo, allora si crea un'atmosfera stupenda. Ho bisogno del pubblico, ho bisogno di vederlo, di stabilire subito un contatto. Nel momento stesso in cui salgo sul palcoscenico, capisco che tipo di pubblico ho davanti, ancora prima di cominciare a cantare. Non è la prima volta che si esibisce a Milano. È già venuta a cantare per il pubblico del Quartetto due stagioni fa... Si, ho già cantato qui ed anche in quell'occasione il pianista che mi accompagnava era Helmut Deutsch! Ho un ricordo bellissimo del pubblico del Quartetto, è stata una serata stupenda e sono molto contenta di essere qui di nuovo. Lei spesso descrive la sua vita come una lunga, ricchissima serie di accadimenti quasi casuali e racconta di essere arrivata qui dove è ora senza avere una precisa strategia, ma rispondendo semplicemente agli stimoli che il mondo le proponeva... è proprio così? Non vengo da una famiglia di musicisti. I miei genitori hanno un'inclinazione artistica, mia madre canta ancor oggi in un coro, mio padre ama dipingere, ma nessuno è musicista, io sono l'unica musicista professionista. Ho studiato pianoforte da piccola fino a che non ho lasciato la scuola e poi ho cominciato a cantare anche perché non sapevo cosa altro fare, ho anche suonato le percussioni per tre anni... sapete com'è, da cosa nasce cosa... Per un lungo periodo lei ha privilegiato la famiglia, lo stare con suo figlio anche nel quotidiano e ha rifiutato turnée all'estero se significavano lunghe separazioni da lui. Ora che è cresciuto le cose sono cambiate? Mio figlio ora ha già 13 anni. E in effetti la situazione non è migliorata, anzi: quando era piccolo, a volte, potevo portarlo con me durante le tournée, ma ora va a scuola e deve studiare molto, matematica, inglese e tutte le altre materie, non può più viaggiare tanto. Riuscire a portarlo con me sta diventando sempre più complicato. Con un padre baritono, Hans Peter Kammerer, ed una madre mezzosoprano anche suo figlio manifesta una propensione per la musica? Ama molto ascoltare la musica, venire all'opera e conoscere i mie colleghi. Ma non gli piace suonare il piano o il violino o cantare in un coro. Soprattutto apprezza il mio modo di cantare e questo mi rende molto felice. |