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Videoincontro con Andrea Lucchesini

Incontriamo Andrea Lucchesini alla vigilia delle prove aperte del suo concerto, durante le quali si è confrontato con una platea di oltre 700 studenti.

Lei è direttore della Scuola di Fiesole: la sua scelta didattica deriva dall'esigenza di comunicare ai ragazzi?
Ho avuto la fortuna di studiare fin da quando avevo sei anni con Maria Tipo. Ho potuto conoscere la dedizione che lei metteva nell'insegnamento, curando anche i piccoli dettagli, per permettere agli allievi di migliorare non solo nella musica ma anche nella vita quotidiana: il suo insegnamento è stato veramente a 360°. Mi ha trasmesso la voglia di insegnare ai giovani e di lasciar loro il bagaglio di conoscenze che ho acquisito nel corso della mia vita. Ho cominciato a insegnare, ma preso dalla attività concertistica non potevo impiegarvi molto tempo. Cinque anni fa sono stato chiamato da Piero Farulli a Fiesole e lui mi ha chiesto se potevo aiutarlo nella direzione della scuola. Ho cominciato con molta titubanza e con il timore di non riuscire a fare quello e portare avanti l'attività concertistica; con qualche sacrificio ho iniziato a occuparmi della scuola, inizialmente con discrezione, perché non la conoscevo così tanto: poi sempre di più perché stare a contatto con i giovani, vedere come crescono, come imparano e come migliorano è stato molto interessante e coinvolgente.
Adesso la scuola di musica di Fiesole mi assorbe completamente e devo fare i salti mortali per trovare il tempo di esercitarmi al pianoforte; la mia presenza lì è diventata costante. È bellissimo vedere come i grandi insegnanti presenti affrontino la didattica, ognuno in maniera diversa ma spesso con risultati eccellenti; anche io da molti anni tengo corsi di perfezionamento, ma da quando sono a Fiesole ho voluto cominciare a suonare musica da camera per i bambini piccoli e quella è stata ed è ancora un'esperienza fantastica: vedere con quale facilità assorbono e reagiscono agli stimoli che vengono dati loro, è veramente emozionante.

Questa iniziativa di prova aperta per la Società del Quartetto come si integra all'interno della sua attività?
Penso che il compito dei musicisti e degli interpreti di oggi sia molto delicato: si è passati da un'epoca in cui il concertista veniva visto come qualcosa da mitizzare, di inavvicinabile; anzi, si preferiva tenerlo sull'altare, non sapere niente di lui e sentire solo le sue esecuzioni pubbliche. Adesso i giovani di oggi hanno bisogno e voglia di conoscere la persona più che il personaggio e quindi queste iniziative di incontro con i giovani possono servire moltissimo ad avvicinarli alla musica, anche per rendere più semplice il messaggio e far capir loro che basta chiudere gli occhi e ascoltare della bella musica per essere soddisfatti. Non importa doverla capire assolutamente, come spesso ci hanno insegnato da piccoli: basta abbandonarsi all'ascolto, aprire le orecchie e il cuore, soprattutto. Questa vicinanza con l'interprete che può spiegare e che ha questo modo sia razionale sia emozionale di farlo, può aiutare moltissimo ad avvicinare i giovani alla musica classica che attraversa un momento di difficoltà per le note vicende: i ragazzi nella migliore delle ipotesi arrivano all'età delle scuole medie con un orecchio condizionato dall'ascolto della radio e della televisione, che gli ha fatto sentire solo un certo tipo di musica; quando arrivano alle medie, il momento di insegnamento di musica nelle scuole che potrebbe fornire un minimo di infarinatura, ma che comunque non è svolto come si dovrebbe, non serve, perché hanno l'orecchio indirizzato in un certo modo e quindi non accettano questa musica, che ha bisogno di una attenzione particolare.
Non so cosa mi riservi questa mattinata, se ci saranno delle domande dei miei studenti (sarebbe molto bello) oppure se dovrò rispondere a quelle di Oreste Bossini, se dovrò suonare... Dipende dalla tipologia dei ragazzi, se studiano musica oppure se sono studenti che non la conoscono.

A cosa si deve la scelta di Chopin? È perché Chopin è di una certa immediatezza all'ascolto e quindi più facilmente avvicinabile dai ragazzi o perché quest'anno cadono le celebrazioni del bicentenario della sua nascita?
La scelta del programma è dettata dal bicentenario, mi hanno invitato per fare un programma dedicato a Chopin. E forse questa giornata è stata pianificata per i ragazzi perché c'era Chopin. Chopin è un autore molto complesso da comprendere, ma anche è forse l'autore più immediato all'ascolto. Si avvicina nel suo modo di scrivere all'opera italiana e quindi si ha spesso una bellissima melodia accompagnata, per ridurre in termini semplici l'opera di Chopin. Per un ragazzo non abituato alla musica classica può essere il primo autore da affrontare nell'ascolto. Penso che questo possa aiutare molto, i pezzi che suono oggi, a parte la Sonata, sono pezzi brevi e anche questo è un elemento che può favorire l'ascolto per i ragazzi che sono abituati a brevi canzoni che durano al massimo tre minuti: il preludio dura solo un minuto.

Qual è il ruolo della Società del Quartetto all'interno del panorama musicale italiano?
La società del Quartetto di Milano è senza dubbio una delle società più importanti d'Italia, tra quelle che hanno indicato la strada da seguire nel corso di questi anni. Anche queste iniziative sono lodevoli perché cercano di aprire a un pubblico più giovane e formare quello di domani. Un'altra cosa importantissima che la Società ha fatto, in questo caso per dei giovani musicisti, è aver offerto al Quartetto di Cremona la residenza pluriennale. Penso che questa sia una cosa che tutte le società dovrebbero fare, dare la possibilità a giovani musicisti di poter crescere suonando, avendo dei concerti ogni anno, seguendo un percorso indicato dalla Società dei concerti. In questo caso la Società del Quartetto sta dettando la strada per avere un pubblico migliore e dei musicisti all'altezza di far parte del panorama internazionale. All'estero questo succede regolarmente, in Italia come al solito siamo più lenti. Ho fiducia che con esempi come quelli della Società del Quartetto si possa migliorare.

Se i ragazzi le faranno delle domande alla fine della prova, quali le piacerebbe le ponessero?
Vorrei che le domande dei ragazzi vertessero non solo sull'aspetto musicale, ma anche su aspetti di vita, sapere per esempio qual'è stato il mio sentire, il mio approccio alla musica quando avevo la loro età, come è scattata la scintilla e cosa facevo, se studiavo solamente o avevo altri interessi... Queste forse sono le cose più importanti in un mattinata come questa, più che parlare troppo approfonditamente di musica.

Lo dica anche a noi. Come è scattata la scintilla, come è nata in lei la passione per la musica?
Avevo un pianoforte a casa e mio padre era musicista. Ma la cosa che tengo a precisare è che ho sempre condotto una vita normalissima: sono sempre stato coi miei amici proprio, come i ragazzi di oggi, e come loro ho giocato a calcio fino ai 25 anni, divertendomi come gli altri, senza fare la vita del bambino prodigio o di quello costretto a casa dallo studio della musica. Sono orgoglioso di dire che questo aspetto è stato fondamentale per la mia crescita.

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