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Views: 412 concerti, CONCERTI E ATTIVITÀ

MUSICA ANTICA A SAN BERNARDINO | A CHEST OF VIOLS (A PILL TO CURE MELANCHOLY)

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GIOVEDÌ 14 GIUGNO 2018, ore 20 – Santuario di San Bernardino alle Ossa, piazza Santo Stefano

A Chest of Viols (A pill to cure Melancholy)
Fantasias for two, three and four viols

Sara Campobasso viola da gamba
Mauro Colantonio viola da gamba
Iris Fistarollo viola da gamba
Anaïs Lauwaert viola da gamba
Norma Maria Torti viola da gamba

E. Bevin – Browning for three Viols
T. Lupo – Fantasy for three basses
– Fantasy for three basses
M. Locke – Duos for two bass Viols
O. Gibbons – Fantasias for three viols and for the Great Bass Viol
H. Purcell – Fantazias for four parts
– Fantazia 14th of June 1680

Il professore di Filosofia teoretica Luca Bagetto (presso la Facoltà di Musicologia dell’Università di Pavia) ha scritto questo breve testo di presentazione del concerto.

Perché la melanconia? Per il fatto che non si vede più il fondamento. Non si percepisce il proprio centro, viene perduto il baricentro dell’equilibrio, su cui insiste tutto il nostro essere. Il contorno della nostra figura pare inutile. Il nostro fuoco centrale e i nostri bordi – i due luoghi dell’incontro con il senso, che ci definisce – sono scomparsi nell’indeterminatezza.
Il Seicento è il secolo del disorientamento, dopo i viaggi di scoperta che avevano ampliato lo spazio e spostato i confini. Giordano Bruno l’aveva annunciato: l’Universo ha perduto il limite, e nell’infinito il centro è dovunque. Dovunque, e quindi in nessun posto. Siamo perciò entrati nell’oscurità di una notte nella quale non riconosciamo più il centro e il confine, là dove si incontra l’Altro che ci salva.
Il Novecento è stato un secolo gemello del Seicento: con la medesima inquietudine per il nulla, il medesimo assedio dell’insignificanza, nell’infinito ampliamento dei confini conosciuti, in una nuova velocità che dilava i luoghi e i significati depositati, e accorcia la speranza.
Come il Seicento, il Novecento ha esplorato la notte, quel nero (mélas) della melanconia che scorre a rivoli ovunque posiamo lo sguardo. Come il Seicento, si è dedicato quasi con affanno a comprendere che cos’è un segno, perché solo nell’oscurità più totale comprendiamo che un segno può salvarci. Come il Seicento, il Novecento ha avuto un genio per l’invenzione e il perfezionamento di strumenti, perché solo la negazione della piena presenza delle cose ci apre lo spazio della tecnica che le trasforma.
Nei segni dileguanti dei suoni musicali e nello studio degli strumenti antichi noi ritroviamo questa storia della melanconia che cerca una salvezza. Siamo divenuti coscienti del fatto che il mondo è una messa in scena: la luce del cielo notturno, che una volta ci parlava dell’eterna stabilità della legge del cosmo, può provenire da stelle che sono ormai spente da migliaia di anni. Come Amleto, non sappiamo più se tutto è una rappresentazione, una mera apparenza, un teatro, oppure se in esso si dà qualcosa di vero. Essere o non essere? Nel teatro della musica barocca, che oggi ci parla così intensamente, cerchiamo la nostra Stella Polare – il presagio della salvezza.

BIGLIETTI

Interi: € 5
Ridotti: € 2 (studenti del Conservatorio e Civica)

I biglietti per i singoli concerti sono in vendita presso:
Società del Quartetto, via Durini 24, da lunedì a venerdì ore 13.30 – 17.30.
Santuario di di San Bernardino alle Ossa, piazza Santo Stefano, a partire dalle ore 19 nei giorni di concerto.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 02 795393 / 02 76005500 | info@quartettomilano.it

 

In collaborazione con                   Soggetto di rilevanza regionale con il contributo

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Si ringrazia la Parrocchia di Santo Stefano             Con il sostegno di 

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