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Playlist, Alessandro Taverna

Alessandro Taverna


Cari amici della Società del Quartetto, con grande piacere condivido con voi la mia personale playlist! Gli ascolti sono per lo più casuali, ma è pur vero che il momento dell’anno nel quale viviamo mi ha guidato nella scelta.

Il tempo forzatamente sospeso di questi giorni di quarantena ha reso spesso difficile accostarsi allo strumento, invece di favorirne lo studio dato il tempo a disposizione, ed è forse per questo che nell’ascolto si è portati a un isolamento di tipo spirituale: la meditazione sul periodo pasquale mi ha aiutato in questo senso.

Inoltre – lo dico essendo io veneziano – lo scorso 25 marzo Venezia è entrata nel 1600° anno della sua fondazione, e così ho pensato ad alcuni ascolti scelti tra le musiche legate alla sua storia e alle sue tradizioni.

1. J. S. Bach: “Osteroratorium”
Lo propongo perché probabilmente è il meno “frequentato” tra gli oratori bachiani, rispetto ai più conosciuti Weihnachtsoratorium e alle due Passioni. Mi piace suggerire tra tutte la versione del Collegium Vocale Gent diretto da Philippe Herreweghe, che ho sempre ammirato per l’equilibrio nella ricerca di una sonorità distintiva e che mi sembra andare un po’ controcorrente rispetto all’estetica delle velocità piuttosto spinte nei tempi veloci, soprattutto nel ritmo ternario, che la tradizione esecutiva ha ereditato da alcuni decenni a questa parte come recupero filologico. Herreweghe, che si avvale in questa esecuzione di straordinari solisti tra i quali il controtenore Andreas Scholl, applica i principi interpretativi della musica antica all’ambito vocale attraverso un approccio filologico diverso ed innovativo, con maggiore attenzione verso i testi. Di lui suggerisco anche la cantata “Erfreut euch, ihr Herzen“, cantata sacra piuttosto famosa che, come sempre accade in Bach, non cessa di sorprendere per la varietà delle soluzioni armoniche e per la bellezza delle melodie, trattate dai solisti in un modo quasi “romantico”.

 

2. S. Rachmaninov: Vespri in memoria di Stefan Smolenskij, Op. 37
Facendo un salto in avanti, questo grande affresco, probabilmente una delle più profonde meditazioni di tutto il 20° secolo, nella celebre esecuzione del Coro da Camera del Ministero della Cultura dell’USSR, non smette di affascinarmi per l’efficacia emotiva, oltre che per l’abilità polifonica. Ricordo che, studiando i concerti per pianoforte di Rachmaninov, i miei maestri mi hanno sempre indicato nella vocalità e nella tradizione “sacra” ortodossa russa uno degli elementi che più ha condizionato anche la scrittura orchestrale e solistica del grande compositore e pianista russo (un altro esempio è rappresentato dalla cantata “Le Campane”, di poco precedente ai Vespri).

 

3. G. Mahler: Sinfonia n. 5
Questa storica esecuzione, che è quella con i Berliner Philharmoniker pubblicata da Deutsche Grammophon, è quella che mi ha fatto innamorare di Mahler (e di Abbado) da giovane studente. A distanza di tempo, rimane ancora il mio rifugio psicologico e mi capita di farvi spesso ricorso in questi giorni così anomali. La musica si apre con una dolorosa e straziante marcia funebre, quasi un’eco alle immagini purtroppo ben note che ci sono arrivate in questi giorni, una profonda e angosciata riflessione sul dolore e sulla morte che però, dopo la parentesi sospesa e commovente del celebre Adagietto, si apre alla speranza e alla vita che trionfa sulla morte con il Rondo-Finale.

 

4. L. van Beethoven: le ultime tre Sonate, op. 109-111
Nell’anno del 250° anniversario della nascita, penso che si tratti di uno degli omaggi più significativi, rappresentativo peraltro del punto d’arrivo del pianismo polliniano in una sorta di testamento musicale della sua personalissima poetica, fatta di archi e tensioni, di una ricerca costante di dialogo con lo strumento per esplorarne tutte le sue più intime caratteristiche. Di Pollini non posso negare di avere sempre avuto una profonda ammirazione: fra i grandi interpreti mi sembra essere quello che riesce sempre a rivelare qualcosa di inaspettato, curioso e nuovo. Beethoven lavora alle ultime Sonate contemporaneamente agli ultimi Quartetti e alla composizione della grande Missa Solemnis: una tensione verticale che è, dunque, anche un anelito a Dio, che ben suggerisce quella lettura che vorrebbe accostare proprio queste Sonate a temi teologici: l’op. 109 alla Creazione, l’op. 110 alla vicenda terrena di Cristo, con la Natività nel primo tempo e la Passione, Morte e Risurrezione nella seconda parte (il manoscritto, curiosamente senza dedica, riporta come data di composizione proprio il giorno di Natale del 1822) e l’op. 111 al Giudizio Universale.

 

5. Willaert e la Scuola Fiamminga a San Marco
Un album di recente uscita per l’etichetta Concerto Classic, in cui la Cappella Marciana diretta da Marco Gemmani è affiancata dall’ensemble strumentale La Pifarescha, ed è stato premiato nell’ambito degli International Classic Music Awards nella categoria “Early Music”. Realizzato in occasione della mostra a Palazzo Ducale dedicata a Rubens, sono stati eseguiti anche brani inediti tratti dal repertorio storico della basilica di San Marco e composti da autori fiamminghi, come Rubens, molto attivi a Venezia, come Adriano Willaert, che fu appunto maestro a San Marco.

 

6. Canzoni da battello del Settecento Veneziano
Un ascolto certamente più “leggero” rispetto ai precedenti, che ci racconta di quanto grande fosse la fascinazione attorno ai temi popolari veneziani (anche compositori a noi vicini come Salvatore Sciarrino, nel 1977, hanno messo in musica gli stessi temi veneziani del 18° Secolo in “12 canzoni da battello”

 

7. Messiaen: Visions de l’Amen
Infine un brano di Messiaen, le Visions de l’Amen, che insieme al Quatour pour la fin du temps e ai Vingt Regards sur l’Enfant-Jesus costituiscono il grande affresco “teologico” del pianista/organista francese.

 

Se avete piacere di scoprire le nostre playlist d’autore vi rimandiamo a quelle di Simone Rubino, Federica Fracassi, Giovanni Gnocchi e Barnaba Fornasetti.

 

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