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Playlist, Gloria Campaner

Gloria Campaner

Sono onorata di poter condividere con voi una “scia” di ascolti musicali fra i miei più cari, ho pensato a lungo a quali sarebbero stati i più appropriati per questi giorni difficili e per questo tempo che definirei “sospeso”. Il mio amore per la musica va al di là dei vari generi e così ho deciso di spaziare un po’, scegliendo il fil rouge della tenerezza e della penombra associato alla presenza costante del suono del pianoforte, che è anche il mio strumento.

LUCE

Il viaggio comincia dal sommo compositore Johann Sebastian Bach con una danza triste e lenta, ma al contempo luminosissima: si tratta del secondo movimento “Siciliano” della Sonata per flauto traverso e clavicembalo BWV 1031, trascritto per pianoforte in modo meraviglioso dal pianista Wilhelm Kempff. In queste settimane mi è capitato di suonarlo spesso ed è un brano che ho eseguito anche in un progetto proprio per il Quartetto. Mi sembra che possa dare un tenero e struggente conforto e suggerirei di ascoltarne la primissima versione, ovvero quella suonata dallo stesso Kempff.

 

AT HOME

Il grande jazzista norvegese Tord Gustavsen ci regala una sua idea di “casa” con questa ballad tratta dal suo album ECM Being There (di cui consiglio l’ascolto integrale). Sono giorni, questi, nei quali tale luogo racchiude tutto il nostro vivere quotidiano e più che mai possiamo porre la nostra attenzione sulla sottile differenza che c’è tra l’essere a casa e il sentirsi a casa.

 

REQUIEM

Dedicato a tutte le vite che si sono tristemente spente, il Requiem op. 48 di Gabriel Fauré è una preghiera dolce, senza paura e senza dolore. È come se il compositore volesse saltare il buio, il dramma dell’ultimo istante, con una musica fatta di luminosità intensa, serenità, leggerezza che scavalca la sofferenza, la morte, e la libera dal peso dell’angoscia guardandola senza fragore, direttamente dal Paradiso. Qui l’ultima pagina In Paradisum, in re maggiore, nella trascrizione per pianoforte di Émile Naoumoff (consiglio anche l’ascolto integrale nella versione originale per orchestra).

 

NINNA NANNA

È incredibile come Chopin sia riuscito, senza l’uso della voce, a cantarci una delle più belle lullabies. Nella sua Berceuse op. 57 fin dal fin dalle prime note siamo cullati con infinita tenerezza in una ninna nanna scritta per chi già sogna e mai vorrebbe addormentarsi perdendo quel sogno. Al pianoforte Arturo Benedetti Michelangeli.

 

NOTTE

Continuiamo con un piccolo canto notturno, il bellissimo Nachtlied op. 96 n. 1 del mio compositore preferito Schumann, sulle parole di Goethe, il quale sin dal principio recita: “sopra ogni vetta c’è la pace” (in questa versione con Robert Holl e András Schiff).

 

Nachtlied

Über allen Gipfeln
Ist Ruh,
In allen Wipfeln
Spürest du
Kaum einen Hauch;
Die Vöglein schweigen im Walde.
Warte nur, balde
Ruhest du auch.
 

SPAZI

Padre indiscusso delle più moderne avanguardie, precursore del minimalismo americano, ricercatore del silenzio e instancabile sperimentatore, John Cage ci invita con il suo In a Landscape ad abitare uno spazio, a contemplare un paesaggio senza tempo e senza fine che non sembra mai ripetersi ma nemmeno cambiare. Forse ora potrebbe trattarsi di uno dei paesaggi che vediamo fuori dalle nostre finestre, o ancor più dentro i nostri animi, nella riflessione, nella consapevolezza e nella calma assoluta.

 

VOCE

Torniamo al canto, alla voce umana, che è quella più vicina al nostro respiro primordiale. Un canto sussurrato e innamorato, Morgen di Richard Strauss è il sereno sguardo al domani, un sole di speranza, un tenero sorriso, dal testo di J. H. Mackay.
Qui due interpreti d’eccezione in un duetto memorabile tra il raffinatissimo soprano Elisabeth Schwarzkopf e il leggendario pianista Glenn Gould (consiglio assolutamente anche l’ascolto dell’originale per voce e orchestra cantato da Jessye Norman):

 

Morgen

Und morgen wird die Sonne wieder scheinen
und auf dem Wege, den ich gehen werde,
wird uns, die Glücklichen, sie wieder einen
inmitten dieser sonnenatmenden Erde,
und zu dem Strand, dem weiten, wogenblauen
werden wir still und langsam niedersteigen
stumm – werden wir uns in die Augen schauen,
und auf uns sinkt des Glückes stummes Schweigen.

 

ARIA

Il congedo di Ludwig van Beethoven, l’ultimo suo tratto d’inchiostro dedicato al pianoforte e il suo più astratto e meditativo addio alla Sonata si trova nell’Arietta della n. 32 in do minore op. 111, dove coesistono benedizione e condanna, gelo e calore, estasi e pace. Non saprei indicare ascolto migliore per chiudere questo viaggio musicale. Il mio ultimo consiglio cade quindi su un giovane Ivo Pogorelich, che ha scelto per la sua interpretazione una lentezza visionaria, implacabile e cristallina nel tentativo di accorciare una distanza infinita e incolmabile.

 

 

Se avete piacere di scoprire le nostre playlist d’autore vi rimandiamo a quelle di Simone Rubino, Federica Fracassi, Giovanni Gnocchi, Barnaba Fornasetti e Alessandro Taverna.

Per info su Gloria Campaner clicca qui | Foto di copertina © Jarek Wierzbicki.

 

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