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Il Trio Chagall inaugura Musica con vista

Trio Chagall

Il Trio Chagall inaugura Musica con vista

Sta per cominciare la seconda edizione di “Musica con vista”, Festival en plain air organizzato dal Comitato Amur con Le Dimore del Quartetto e l’Associazione Dimore Storiche Italiane. Il taglio del nastro è affidato al Trio Chagall che suonerà all’Abbazia di Mirasole per la Società del Quartetto di Milano domenica 6 giugno alle ore 18.00.

In programma musiche di Beethoven (Trio n. 5 op. 70 n. 1 “degli Spettri) e Brahms (Trio op. 8). Abbiamo incontrato i giovani musicisti reduci da una importante esperienza internazionale.

Si è appena conclusa la vostra avventura all’ECMA – European Chamber Music Academy. Che esperienza è stata per voi?

L’esperienza all’ECMA è stata la nostra prima sessione presso un’istituzione che desideravamo da tempo frequentare e che speriamo tanto possa essere il punto di riferimento dei nostri studi futuri. L’European Chamber Music Academy è un’istituzione che organizza periodicamente sessioni di lezioni e conferenze presso le principali accademie d’Europa. È stato un onore nella sessione di Vienna seguire le lezioni di insegnanti come Meissl, Beyerle, Kouyoumdjan, Pensola e Haltenwanger, che non sono solo punti di riferimento cameristici, ma anche esempi virtuosi a cui ispirarsi per come hanno saputo innovare il panorama musicale con le loro iniziative. Anche l’incontro con gruppi giovani come noi è particolarmente stimolante, c’erano ensembles da tutta Europa e il livello altissimo che abbiamo trovato non può che spingerci a lavorare con sempre più passione e dedizione.

Il 6 giugno all’Abbazia di Mirasole eseguirete Beethoven e Brahms. Quali sono le particolarità delle opere che avete scelto?

Quello che eseguiremo a Mirasole è un programma a cui siamo molto affezionati. Proporremo due Trii che sono capisaldi del nostro repertorio e che rappresentano, per la loro scrittura, un momento fecondo della nostra formazione, spesso relegata a una posizione subalterna rispetto al quartetto d’archi. Il Trio op. 70 n. 1 di Beethoven deve il suo soprannome Spettri al carattere del secondo movimento, dove i tremoli del pianoforte sembrano alludere ad atmosfere spiritiche ed evanescenti, forse ispirate alle pagine del Macbeth shakespeariano, e che sembrano preludere al Beethoven delle ultime Sonate e Quartetti. Il Trio op. 8 di Brahms è un’opera che ci ha stupito molto durante lo studio: abituati alla bellezza e all’ampiezza del celeberrimo tema del primo movimento e del Trio del secondo movimento, ci siamo resi conto di come persista in realtà nell’opera un’idea pressante di claustrofobia. Nella drammaturgia della composizione troviamo molto interessante che quest’elemento claustrofobico prenda sempre più spazio, fino all’ultimo movimento, dove il senso di chiusura e l’assenza di vie d’uscita diventano insopportabili. 

La pandemia ha cambiato il vostro stile di vita? Cosa vuol dire essere musicisti in epoca covid?

Non sappiamo dire se la pandemia abbia cambiato il nostro stile di vita, ma certamente ci ha resi più consapevoli su alcuni importanti aspetti: in primis ci siamo accorti dell’importanza del pubblico vivo e presente in sala. Ci siamo resi conto, da trio, di aver sempre fatto musica in quattro, sul palco: noi tre e il pubblico. L’esperienza in streaming è stata un surrogato efficace fino ad un certo punto e ne abbiamo sofferto la solitudine. Speriamo tanto che quest’esperienza possa spingerci tutti a metterci in gioco per coinvolgere ancora di più il pubblico presente e per attirarne di nuovo.

Per info sul concerto consultate la pagina dedicata
Per il calendario completo del festival clicca qui

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